Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno
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2001
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pagina
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514
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Gianni Matmghi
Di qui, voluto o necessitato che fosse, il crescente ricorso ai mutui passivi e ai dazi di consumo che divennero la più importante fonte d'entrata dei Comuni: e si badi che i secondi ebbero una imponente e brusca accelerata proprio nella seconda metà degli anni '80 quando dai 112 milioni del 1885, in quattro anni, salirono, nel 1889, a 141; e poi ancora aumentarono nel 1891, nel 1895, nel 1897 e nel 1898.'14)
La situazione complessiva dei Comuni non migliorò, anzi,11 e si infittirono le critiche in punto di efficienza e di giustizia percheJJkggPP dell'imposizione sul consumo urtava, soprattutto per quanto riguarda alcune materie prime e prodotti, le esigenze delle industrie cittadine per di più sperequandole,116) e gravava soprattutto sui generi di largo consumo popo-lare,117) il che porterà ad importanti fenomeni urbanistici, quale il formarsi di sobborghi fuori delie cinte daziarie.118)
Della necessità di intervenire, a favore per lo meno dei consumi più popolari, si fecero propugnatori non solo gli scrittori influenzati dalle nuove correnti democratiche e socialiste119) perché il maggior peso anche sui generi di largo consumo popolare, anzi proprio su questi, si risolveva in una imposta progressiva a rovescio come dai più era facilmente percepibile.
1M) Nel 1898 i dazi interni di consumo resero 175.141.000 nei Comuni chiusi e 35.746.000 in quelli aperti.
,,5> AI 31 dicembre 1880 i Comuni indebitati erano 4.443 con un debito totale di 750 milioni, nel 1885 erano diventati 4.925 per 856 milioni, dopo quattro anni erano saliti a 5.344 per 1.037 milioni.
116) Si vedano: G. A LIBERTI, 1/ (Icilio consumo dopo l'Unità, in Nord e Sud, Napoli, 1967, pp. 218-250; C.C. PAVESE, Aspe/ti della finanza locale: il daio-consumo, in Fiscalità e finanza pubblica in Italia (1861-1913), Milano, 1979, pp. 119-174.
UT' Nel 1897 il gettito per generi, delle imposte locali di consumo era cosi distribuito quanto alle voci più consistenti: 76.886.000 dal vino e dalle bevande vinose, 41.406.000 dalle carni, 30.92L000 dal pane, dalla pasta e dalle farine colpiti dal solo dazio, comunale; la quarta, riso, zucchero e materie grasse, rendeva 17.790.000.
i:W Si veda E VÓLPI, Le fwanstp dei Comuni e delle Province del Regno d'Italia, 1860-1890, Tarmo, lite, 1962, p. 61, "
. i,v.' Cosi ancora VOLPI, Le finanze cit, p. 61.
120) Su uà reddito familiare di tue Ire al giorno (1095 all'anno) l'Alessio ''Cftjicplà; che le imposte sui consumi prelevavano, già nella seconda metà degli anni '80, il 12 e di questo il 7*50 era sui consumi necessari. Su questi ultimi (sale, olii, mezzi di illuminazione, saponi, animali e loro carni, farine) in Italia si prelevava una quota per abitante pari a lire 6,10, mentre in Prancia era di 5,63, in Austria di 3,41, in Inghilterra di 0,41 (in quest'ultimo paese, allora diversissimo per condizioni economiche e sociali, massimo era, invece, il prelievo sui consumi non necessari e di lusso): si veda G. ÀLESSII, Saggio é.i.i voi. secondo, pp, 583-585,