Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno
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2001
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pagina
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517
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. La politica fiscale di K Crispi 517
Ma v'era di più nel senso che la denunciata iniqua distribuzione dei dazi di consumo non dipendeva solo dalle differenti condizioni politiche, sociali ed economiche delle diverse regioni d'Italia.
Più grave ancora era la discriminazione che conseguiva alla distinzione legislativa fra Comuni aperti e Comuni chiusi in virtù della quale la popolazione rurale del Settentrione, che viveva dispersa nel contado, sentiva assai meno il peso delle imposte comunali sui consumi cui soggiaceva, in pieno, quella meridionale, accentrata nei borghi e nei villaggi.126)
Dai complessivi dati nazionali, riferiti al 1897,,27> e rapportati alla popolazione residente, si evince che nell'Italia meridionale (47.924.774 lire) e insulare (26.248.690) si faceva un uso maggiore del dazio consumo che nell'Italia settentrionale (69.461.060) e centrale (49.900.757) e soprattutto che, nelle prime, il dazio comunale (38.421.909 e 19.685.139) era, rispetto a quello governativo, in proporzioni maggiori che non nell'Italia settentrionale (47.033.175) e centrale (36.565.024).128)
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14. Insomma se i dazi di consumo, specie sui generi di prima necessità, contribuivano con la tassa sul sale, col dazio doganale sui cereali, sul petrolio, sullo zucchero a realizzare sui piccoli redditi una progressione a rovescio, ebbene essa aveva anche una iniqua distribuzione territoriale.129)
E la sperequazione territoriale era ancora più grave avendo riguardo al dazio di consumo sui farinacei.
È vero che proprio nel 1894 fu abolito il dazio governativo sulle farine, sulle paste e sul pane130) e ciò comportò per il pubblico erario un sacrifìcio di 16 milioni.
i2fi) Per la definizione di Comune chiuso e aperto e per l'analitica descrizione delle differenze di disciplina e delle conseguenti diseguaglianze si veda G. MARONGIU, Storia dei tributi degli enti locali cit.pp. 54-59.
i*7) Si tratta, come ho più volte precisato, non dei dazi doganali ma dei ed. dazi interni di consumo che erano governativi (come si diceva nell'ottocento) e comunali.
128) per dati ancora più analitici si veda G. C ARANO DON VITO, L'economia meridionale prima e dopo il Hi sorgi mento, Firenze, Vallecchi, 1928, pp. 280-285.
12?) Precisò e spiegò Bonomi che per la prevalenza dei Comuni aperti che si riscontra nel Nord d'Italia, le classi ricche del Settentrione pagano per dazio consumo meno di quelle del mezzogiorno (cosi l. BONOMI, La finanza locale cit, p. 130).
* Si vedano il r.d. 21 febbraio 1894, n. 51 e la legge 23 luglio 1894, n. 339.