Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <519>
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La politica fiscale di F, 'Crispi 519
scelta a favore della progressività,136) la novità da più parti invocata e che trovava conforto nelle esigenze di un accresciuto Stato amministrativo nella larga diffusione delle spese militari e nel pesò. delle imposte indirette soprattutto sui consumi più popolari e modesti e per di più in un quadro protezionistico.
Di essa, dell'imposta progressiva, non intendo, qui, ripercorrere, nel dettaglio, la storia che altri ha già narrato, vuoi con riguardo all'afferma­zione del principio, vuoi con riguardo alle polemiche che essa, ovviamente, suscitò già allora anche in Italia.137) Ma non posso sottrarmi ad alcune necessarie e opportune precisazioni per cogliere le scelte che, in positivo o in negativo, furono fatte tra gli anni '80 e '90 del secolo scorso.
Il nuovo e innovativo sistema delle imposte dirette introdotto, nel 1864, dalla Destra storica si riferiva, non al reddito complessivo netto posseduto da ciascuna persona fìsica ma ai singoli redditi netti ricavate dalle singole fonti. La distribuzione reale delle imposteera .stata preferita per il maturato convincimento della pericolosità delle tasse personali e per i suoi pregi: l'astrazione dalla persona che percepisce i redditi, la localizzazione nel territorio della fonte produttiva di reddito, l'impossibilità delle doppie impo­sizioni, l'adozione di aliquote proporzionali, l'applicabilità delle ritenute alla fonte.
Per questi connotati i tributi reali e proporzionali si imposero sul finire del XVIII secolo e per quasi tutto il XIX:138) essi erano la naturale proie­zione del pensiero politico ed economico allora prevalente. Lo scrisse An­tonio De Viti de Marco in alcune classiche pagine che L'imposta propor­zionale colpisce obiettivamente la ricchezza, cioè colpisce la "cosa" prescin-
*?> Uso questa; locuzione generica perché la scelta della progressività poteva "tradursi nell'istituzione di un tributo progressivo sul reddito ma anche nella introduzione di aliquote progressive nel tributo successorio.
i37) Cfr. nella amplissima letteratura, già a cavallo dei due secoli: E. R. A. SEUGMÀN, the tbeory of Progressive taxation, Baltimore, 1894; E. MASÉ-DARI, La imposta progressiva. Indagini di stòria e d'economia delie finanze, Torino, fratelli Bocca, 1897; G. RlCCA-SALERNO, Le entrate ordinarie dello Stato, in Primo trottato compie/o di diritto amministrativo, a cura di V. E. Orlando, Milano, Società editrice Libraria, 1902 voi nono, p>. 172 sgg.
'3*> Ovviamente questi brevi cenni sono semplificatori di un realtà piò complessa per­ché, almeno ia livella dei propositi, mai vennero meno ì sostenitori, in Italia e in Europa, dell'imposizióne progressiva: si vedano E. MASÈ DARI, La imposta progressiva cit., pp. 243-283 e L. BULFERETTJ, Socialismo risorgimentale, Torino, Einaudi, Rcprints, 1975, (la ed. 1949), pf 207. Sulla diffusione dell'idea dell'imposizione progressiva negli ambienti rivoluzio­nali ottocenteschi si veda A., INALANTE GARRONE, Filippo Buonarroti e i rivolionari dell'Ot­tocento, Torino, Einaudi, 1951, pp. 294-310.