Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <523>
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La politica fiscale di F. Càspi 523
con la scelta dei più avanzati e civili Paesi, i pregi di semplicità, di chiarezza, di generalità e di esattezza del sistema reale e proporzionale di tassazione fecero ancora aggio su ogni altra considerazione, anche su quelle ora ricor­date.
A ciò si aggiunga che la introduzione di un'imposta sul reddito com­plessivo del contribuente presuppone condizioni dell'economia e della finanza più floride di quelle che presentava l'Italia ptìtemitaria. ScttSSittÌ nel 1905: Si constata assai spesso che nei paesi più progrediti le imposte dirette reali hanno un'importanza sempre minore e che viceversa le imposte dirette personali assumono una importanza crescente. Ebbene, l'imposta reale è indispensabile ai paesi poveri, come la sola che permetta di colpire il reddito alla fonte senza eccezioni o mitigazioni personali: l'imposta perso­nale, perduto il primitivo carattere, corrisponde a condizioni più floride dell'economia e della finanza pubblica.152)
Certo negli anni settanta in cui l'Italia cercava faticosamente il pa­reggio l'Inghilterra basava le sue finanze sulle imposte indirette ma per la straordinaria sua ricchezza, poteva limitarsi a colpire generi che non erano di prima necessità. Le grandi entrate dello Stato erano infatti costitui­te dalle dogane (customs) e dalle accise: queste non riguardavano che le bevande spiritose, la birra, la cicoria, il caffè, il tabacco; le dogane colpivano oltre quelle poche merci, il cacao, il tè, alcune frutte secche, consumi non necessari in generale. Nel 1871 su un gettito complessivo di 68,2 milioni di sterline, le dogane resero 20,1 milioni, le accise 22,8, il bollo 3,6, la income fax 6,4, la land fax e la house duty 2,7, l'imposta di successione 4,8, le poste e i telegrafi 5,3 e le entrate diverse 2,5 .15
In quegli stessi anni l'Italia presentava un bilancio in cui grande era lo sviluppo delle imposte dirette reali sulla ricchezza immobiliare e mobiliare e nel quale le imposte indirette dovevano in parte basarsi su consumi di prima necessità. Ma osservò al riguardo Nitri se nei Paesi più pro­grediti le imposte dirette reali hanno un'importanza sempre minore e vice­versa le imposte dirette personali assumono un'importanza crescente ciò non è tanto merito di una finanza più illuminata ma di una condizione di cose migliore e più vantaggiosa.154) Insomma, anche Minghetti, anche Sella sapevano che l'uguaglianza nella misura della tassa non costituisce ugua­glianza di gravezza, perché chi ha un reddito di diecimila e paga il decimo,
**9 F. S. NlTTl, Principi di scienza delle finanze dt, p. 388,
m Ivi, p, 389.
ìì IvK pp. 388 e 395.