Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <524>
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Gianni Maroniti
soffre meno di chi ha mille e deve pagare cento.155) Ma l'uno e l'altro sapevano anche di amministrare un Paese non ricco.
Orbene, se quelli ora ricordati erano i punti fermi già acquisiti negli anni '60 e 70 del secolo scorso, e cioè nessuna aprioristica avversione, neppure negli autorevoli ambienti di governo, a una imposizione che fosse anche personale e progressiva (salva la necessità di misurarsi con la dura realtà dell'Italia), le riflessioni degli anni successivi tolsero ulteriore vigore alla monopolistica ipoteca proporzionalistica. Riflessioni importanti anche se, prescindendo da tutte quelle d'indole politica e sociale, .ci si limiti al profilo strettamente fiscale.
In un sistema sostanzialmente imperniato su imposte reali e propor­zionali ad aliquote non tenui l'imposta personale progressiva non solo avrebbe agito come un elemento compensatore della sperequazione nascen­te dalla differente incidenza dei tributi sui consumi, ma essa sarebbe stata una utile integrazione dell'imposizione sui redditi: avrebbe colpito anche redditi goduti in Italia ma provenienti da fonti estere che dalle tre imposte vigenti a carattere reale non potevano essere tassati; avrebbe consentito di assoggettare equamente ad imposta quegli incrementi di valori patrimoniali, che saltuariamente e imperfettamente, la giurisprudenza tentò di tassare con la imposta di ricchezza mobile; avrebbe permesso di tener conto delle passività e delle imposte e sovrimposte gravanti sul reddito; avrebbe reso possibile graduare il peso tributario in relazione ai carichi di famiglia; avreb­be ammessa la detrazione, dal reddito, delle quote destinate all'assicurazione sulla vita e contro le malattie, gli infortuni e la vecchiaia del contribuente, della moglie e dei figli; e, infine, avrebbe potuto gravare in misura più sensibile sui contribuenti celibi o ammogliati senza prole e su quelli che non avessero prestato servizio militare onde l'imposta complementare progressi­va sul reddito avrebbe agito, altresì, da imposta sui celibi e da imposta militare (spesso invocate e mai istituite).
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17. Tutte queste premesse, che erano anche motivate consapevolezze, proprio tra gli anni '80 e '90 si erano tradotte, in alcuni Paesi, in concrete realizzazioni,15 in altri, in proposte.
i5Sf R. G ARINO CANINA, / prìncipi finanziari di Quintino Setta, in Rendiconti del Regio Istituto Lombardo di Sciente e Lettere, LXXIII (1939-40), p. 565; si veda anche retro in questo stesso paragrafo.
té Per un quadro generale si veda G. RJCCA-SALERNQ, L'imposta progressiva e le ri­forme tributarie di alcuni Stati europei, in liullettin de l'institut International de stafisfiaue, Roma, 1894, voi 8, pp. 229 sgg.