Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <533>
immagine non disponibile

La politica fiscale di F. Crispi 533
speranze degli altri, rimanevano solo i segni delle misure di polizia, dello Stato d'assedio proclamato in Sicilia e del varo e dell'uso delle leggi antia-narchiche estese ai socialisti), se il quadro politico era caratterizzato da una pesante offensiva antipopolare e antisocialista, alla vigilia di Adua il sistema tributario e l'equilibrio finanziario risultavano ancora più insoddisfacenti per almeno due ragioni. Le classi popolari avevano visto ulteriormente accentuata la già pesante regressività del prelievo e coloro che tanto confi­davano nel risanamento del bilancio dovettero constatare che la indubbia meritoria opera di Sonnino trovava, nell'esercizio 1895-96, un forte rallen­tamento per effetto dell'esplosione della spesa per Ì possedimenti d'Africa: 123 milioni nel solo esercizio 1895/1896 che si aggiunsero ai 330 milioni di spese militari.18?) Incremento, lo ricordo, che accentuò il dissenso, e il con­seguente distacco da Crispi, di una parte consistente e qualificata dell'opi­nione pubblica moderata,184) in particolare lombarda e milanese,185) che chiese un mutamento degli obiettivi complessivi del paese, si batté per il ridimensionamento delle spese militari e del colonialismo e convinta che lo statalismo di Crispi fosse non solo autoritario e opprimente ma inidoneo a risolvere i diversificati problemi delle diverse parti d'Italia, ripropose il tema e la battaglia dell'autonomia.186)
Per converso, e a maggior ragione, se anche si fosse voluti rimanere legati ad una politica da grande nazione, di continuo confronto con i grandi dell'Europa, e quindi in primis con la Francia, l'incubo di Crispi, o con la Germania, a lui cara, e quindi se non si fosse voluta ridimensiona­re la politica estera, coloniale e militare, la riflessione sulla concreta situa­zione avrebbe dovuto suggerire allora qualche innovatore provvedimento fiscale.
proprietari terrieri a spese dei latifondo e che quindi si poneva come un tassello della rivoluzione borghese e antifeudale nell'isola: si veda G. MANACORDA, Crispi e la Jegge agraria per la Sicilia, in Archivio storico per la Sicilia Orientale, 1972, n. 1.
'**) Queste, che erano state di 382 milioni nell'esercizio 1890-1891, erano scese non di poco con i governi Rudi ni e più ancora Giolito (334 milioni nel 1892-1893) ma erano risalite con il ritomo di Crispi (348 milioni nel 1893-1894): ma soprattutto le spese d'Africa (scese a 9 milioni con Giolito) erano risalite a 13,7, con Crispi, nel 1894-1895 ed erano esplose nell'esercizio successivo: saranno di 49 milioni ancora nell'esercizio 1896-1897, per poi ridiscendere considerevolmente.
*) Si veda F. CAMMA RAMO, // progresso moderato cit.
5) Ho già ricordato i punti fondamentali del programma che Giuseppe Colombo a-veva elaborato, fin dal 1890, per un partito conservatore contrappósto alla politica crispìna: decentramento amministrativo., diminuzione del numero delle leggi, nessuno aumentò delle spese e anzi riduzione di quelle militari.
i**) Si veda F. PONZI, Crispi e lo Stato dì Milano Milano, Giuffrè, 1965, passim*