Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <535>
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La politica fiscale di F. Crispi 535
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21. Con riguardo alla imposta di successione, già negli ultimi lustri del secolo si erano andate affievolendo tutte le questioni pregiudiziali, tutte le obiezioni d'ordine teorico che erano state mosse prima allo stesso tributo e poi all'applicazione di tassi progressivi.
Anzi, si insegnava che esso aveva il pregio di soddisfare, con una buo­na approssimazione, tutti i principali postulati dell'imposizione perché era un tributo generale e giusto, che, contrariamente a quanto si era detto e scritto, non intaccava il capitale e non era d'ostacolo al risparmio e a questi requisiti accompagnava altri pregi tecnici e finanziari: la comodità nel paga­mento, l'economia nelle spese di riscossione, l'elasticità e la sua indubbia funzione sociale.191)
E, si soggiungeva, colla ragione progressiva, col minimo di esenzione e colla graduazione delle aliquote, secóndo i gradi di parentela, esso rispondeva, mirabilmente, ai fini che -sì volevano raggiungere, ripartire il carico in maniera più equa fra i maggiori contribuenti e tassare l'intera capacità economica.
Ne costituivano riprova le riforme attuate in Inghilterra con una modesta progressività, il gettito fiscale dai 10 milioni di sterline si era accre­sciuto di più di tre milioni e progettate in Francia.192)
Anche in Italia qualche progetto' in tale senso era stato avanzato: dal ministro Grimaldi, nel 1889, secondo il quale doveva introdursi nell'imposta sulle successioni una limitata applicazione della scala progressiva, esclusa la linea retta l9 mentre ancora più ampio e articolato era il disegno di riforma presentato alla Camera dei Deputati, il 23 novembre 1893, da Lazzaro Gagliardo.
Ma non è qui il caso di indugiare sul contenuto più specifico di quei lontani progetti; è sufficiente ricordarne, accanto all'equità, la loro efficacia pratica.
Furono al riguardo elaborati studi documentati, analitici e autorevoli dei quali, ai nostri fini, è sufficiente ricordare quello i cui risultati, a diffe­renza di altri, non peccarono né di un facile ottimismo né di una aprioristi­ca repulsa.194>
,9> Se ne veda l'ampia illustrazione da parte di L. NiNA, Successioni (tassa suite), in // Digesto italiano, Torino, 1925 (ma la voce è del 1902), pp. 861-874.
ft*9 Si" veda G. RICCA SALI-UNO L'imposta progressiva sulle successioni in Inghilterra e in Francia, in Nuova Antologìa, 146, 1 aprile 1896, p. 473.
W) Si vedano Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, 3* sess., 1889, Doc n. 43.
>M) Garelli conciate che un tributo successorio progressivo avrebbe potuto rendere, anche con aliquote modeste, corniciala di milioni (A. GARELLI L'imposta successoria, Torino,