Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno
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2001
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pagina
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536
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536 Gianni Marongiu
Ricca Salerno, a questo studioso ci si riferisce, calcolò che, anche considerando esenti le successioni pari o inferiori alle 500 lire, applicando, alle successioni in linea retta, i saggi dell'1,20, dell'I ,60 e del 2 per cento alle tre classi, da 500 a 4.000 lire, da 4.000 a 10.000 e da 10.000 a 50.000, si sarebbe ottenuto un gettito di quasi quattro milioni (3.899.154) che, sommato a quello delle classi superiori, avrebbe formato un totale di quindici milioni (15.162.014).
Così nella sola linea retta, con una moderata progressione dall'I,20 al 4 era il massimo fissato in Inghilterra e progettato in Francia si sarebbe ottenuto un aumento importante nel gettito e si sarebbe operato, in pari tempo, uno sgravio considerevole per i minori contribuenti, sia ribassando l'aliquota dall'I,60 all'I,20 per le successioni inferiori a 4.000 lire sia stabilendo un minimo di esenzione.
Applicando, soggiunse Ricca Salerno,195) le stesse aliquote progressive ai coniugi e ai collaterali, già tassati con aliquote diverse secondo i gradi di parentela, si sarebbe ottenuto un ulteriore aumento di gettito (e un alleggerimento di carico per i minori contribuenti), onde si sarebbe potuto fare assegnamento sopra un'entrata complessiva di almeno 55 milioni con un aumento di 18, 20 milioni rispetto a quanto il tributo sulle successioni rendeva: ricordo che il gettito dell'imposta di successione, salito fino ai 215 milioni nell'intero quinquennio 1887-1892, era sceso a 188 milioni nel quinquennio successivo, e poi ancora a 187 fra il 1897 e il 1902.
Ma il secolo si chiuse senza che neppure questa modesta progressività trovasse ingresso nel nostro ordinamento ed era difficile qualificarla di socialista e di rivoluzionaria.
Scriverà anni dopo il grande Jannoccone, ma era insegnamento diffuso già sul finire del secolo XIX, che (non solo i liberali ma) anche i liberisti, pur provando la più viva avversione a ogni intervento dello Stato nelle faccende private, non esclusero un tributo chi attuasse, "nelle misura massima possibile, l'uguaglianza nei punti di partenza; e soggiunse: ...e si comprende che allo scopo preferiscano una imposta di successione, prelevata uria volta tanto, a una imposta annua sul patrimonio che esige sempre
1896, p. 169); di converso Penogtfo affermò che nessun giovamento ne avrebbe tratto il gettito ma, come gU fu obiettato, si trattava dì calcoli del tutto insufficienti e insoddisfacenti (Relazione sull'imposta progressiva al primo Congresso ditti SoMtò Monomkht di Torino, Torino, 1893, pp. 8 sgg.).
'* Si veda G, RICCA SALERNOÌ L'imposta sulle successioni in Italia, in Nuova Antologia:, 15 1 maggio 1897, p. 106.