Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <539>
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La politica fiscale di E Crispi 539
italiano che, nel campo delle imposte dirette fu, nelle grandi linee, ben congegnato dalla prima generazione di statisti italiani .203)
Si trattava, in altre parole, non di mutare radicalmente la struttura dell'ordinamento tributario vigente, non di sovvertire quei principi che avevano guidato la -finanza per quasi tutto il secolo XIX, ma di integrare l'esistente con un nuovo tributo che facesse tesoro dell'esperienza e di un nuovo senso di giustizia,
E l'una e l'altro stavano lì a dimostrare che, in un sistema sostanzial­mente imperniato su imposte reali e proporzionali ad aliquote non tenui, l'imposta progressiva e complementare avrebbe agito come un elemento compensatore della sperequazione nascente dalla differente incidenza dei tributi sui consumi, sperequazione aggravata fra i contribuenti piccoli, medi e ricchi se i loro redditi fossero rimasti colpiti unicamente da imposte proporzionali.
E non a caso, soggiungo, i sostenitori dell'imposta complementare intendevano appoggiare il nuovo tributo al tronco delle imposte reali e proporzionali, sui terreni, sui fabbricati e sulla ricchezza mobile. In questo modo, oltre a mantenere la apprezzabilissima discriminazione qualitativa dei redditi,204-) risolvevano sul piano tecnico almeno tre problemi che l'introdu­zione dell'imposta unica avrebbe lasciato sul tappeto.
In primo luogo potevano prevedere per il tributo personale un'aliquota moderatamente progressiva; l'imposta unica, invece, per garantire un gettito che comprendesse anche quello delle (soppresse) imposte reali, avrebbe dovuto adottare aliquote elevate fin dai primi e più bassi gradini dell'impo­nibile incentivando, così, quella pericolosa maggiore evasione che si inten­deva, invece, ridurre.
In secondo luogo, la conservazione delle tre imposte fondamentali e reali avrebbe costituito il primo e più importante fondamento per l'accerta­mento del reddito complessivo. Se non c'è una preparazione amministra riva col metodo reale scrisse anni dopo Einaudi il metodo personale
1886-88, HI, pp. 221-222 (questo giudizio non poteva tenere conto della riforma attuata in Prussia tra il 1891 e il 1893).
23) Mi piace constatare scriverà Oraziani di lì a pochi anni che il nostro ordi­namento tributario non è cosi empirico quale si va affermando da molti né presenta una complessità o complicazione singolare o ingombrante-}) (A. ORAZIANI, li sistema tributario italiano, in "Rivista del cìrcolo giuridico napotetanot Napoli, 1901, p, 7),
2W) Talmente apprezzabile che essa fu mantenuta anche dalla riforma tributarla realiz­zata tra il 1971 e fl 1975 (con l'istituzione dell'imposta locale sui redditi) ed è stata abban­donata solo recentissimamente con l'introduzione dell'imposta regionale sulle attività produt­tive.