Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <540>
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Gianni Marongiu
è, infatti, molto arbitrario e pericoloso, perché la finanza non ha sussidi per affrontare il problema della conoscenza del reddito complessivo dei contri­buenti.205)
In terzo luogo la sopravvivenza delle tre imposte reali avrebbe garanti­to il finanziamento degli enti locali che vivevano anche di sovrimposte ad esse.206)
Non si trattava, insomma, di un progetto rivoluzionario o rosso o radicale, neppure nel senso etimologico del termine.
Tanto è vero che la lieve progressione nelle imposte, che pareva a molti una pericolosa novità, da parecchi anni si applica in alcuni Cantoni svizzeri, e la accolsero la Prussia nel 1891 per l'imposta sull'entrata, l'Olanda nel 1892 per l'imposta sui capitali.207)
Ebbene, in Italia, il nuovo tributo complementare e moderatamente progressivo avrebbe portato, secondo le previsioni di Gagliardo, un gettito aggiuntivo di almeno venti milioni e, assieme agli altri venti derivanti dalla imposta di successione, resa pur essa progressiva, avrebbe dato al sistema tributario una maggiore elasticità ed equità.
Si sarebbe, infatti, potuto abolire totalmente l'imposta comunale di consumo sulle farine e sui farinacei, o, in alternativa, si sarebbe potuto abolire pressoché totalmente il dazio governativo sui consumi, riscosso dai Comuni assieme ai propri e riversato allo Stato, o ancora si sarebbe potuta ridurre di ben due terzi la gravosa imposta sul sale.
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23. Queste precisazioni rendono evidente che, se i tributi progressivi facevano parte del programma minimo del partito socialista, così come consacrato nel congresso di Parma del gennaio del 1895, ed erano richia­mati anche nelle occasioni più austere e autorevoli, l'istituzione di tributi siffatti, non caratterizzava, di certo, solo il programma socialista e neppure quello dei radicali. Scriverà Nitti, di li a pochissimi anni, che da prima si dava alla progressione carattere quasi rivoluzionario o socialista, ma adesso questa esagerazione non può più ripetersi senza cadere nel ridicolo.208)
205) L, EINAUDI, 'Princìpi dì sdenta delle finanze cit., pp. 139-140 e anche A. DE VITI DE MARCO, Princìpi di economia finanziaria eie, p, 204.
2W0 G. MARONGIU, Storia dei tributi degli enti locali eie, passim*
2<W} Cosi G, GiOUTTi., a Caratilo il 7 marzo 1897, in Discorsi parlamentari cit., voi se­condo, p. 1171.
208) p. S. NOTI, La scienza delle finanze eie, pp. 393-394.