Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
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2001
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541
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La politica fiscale di F. Crìspi 541
Anzi, da un canto, proprio in quegli anni, all'interno dello stesso partito socialista, e tra i suoi esponenti e militanti, per definire con chiarezza i confini del territorio socialista, per sottolineare la sua diversità, la sua completa autonomia nei confronti di tutti gli affinismi democratici, umanitari, riformisti, sociali, ci si chiedeva e si discuteva209) se l'imposta progressiva fosse una riforma democratica che non interessava i socialisti, una riforma democratica che anche i socialisti appoggiavano, una vera e propria riforma socialista o che comunque i socialisti facevano propria;210) e dall'altro, si riteneva che proprio l'istituzione di una imposta personale e progressiva era uno strumento di difesa contro l'idea socialista e quindi garanzia degli equilibri politici e sociali esistenti.211)
In altre parole già allora anche chi non nascondeva le proprie simpatie socialiste,212) o verso i socialisti si dimostrava prodigo di aperture, avvertiva che l'imposta progressiva aveva radici che andavano ben al di là del recente pericolo rosso: certo, soggiunse ConigUani, i socialisti avrebbero potuto favorirla nel loro programma minimo come mezzo indiretto per quel miglioramento economico delle classi lavoratrici, che è condizione a ciò che esse si facciano conscie dei loro diritti sociali e con indipendenza morale e capacità intellettuale abbraccino la fede socialista ma è evidente che il sistema progressivo non è, nel suo spirito e nella sua essenza, conforme al programma del socialismo moderno.213)
Però a nulla valse ricordare che proprio la migliore tradizione finanziaria italiana, già decenni prima, aveva lasciato aperte le porte a progetti concreti sulla progressività quali, da posizioni di minoranza, furono formulati sul finire del secolo.
Come non furono tranquillizzanti i nuovi contributi dottrinali214) per i quali l'imposta progressiva sul reddito ben si coniugava con le finalità di
209) Si veda P. FAVILLI, li labirinto della grande riforma cit, pp. 120 sgg.
zio) N 1897 scriveva, però, Turati che, pur essendo il dibattito sull'imposta progressiva così vivo dal punto di vista del socialismo scientifico ... e le opinioni ancora tanto disparate ... se si formasse un serio partito democratico che di tale riforma tentasse l'attuazione, il partito socialista che vi si opponesse subirebbe tale colpo che lo farebbe retrocedere di non poco nell'opinione pubblica (cosi G. CANEPA - F. TURATI, Relazione per la riforma del programma minimo politico e amministrativo Milano, Tipografia degli operai, 1897, pp. 5-6).
2) Si veda A, RONCALI, Riforme tributarie, in La Riforma Sociale, a. IV (1897), voi. VII, pp. 339-348.
2}9 Si veda E. MASR DARI, L'imposta progressiva eh., passim.
ÉS C A. CONIGLIAM, Per l'imposta progressiva, Note critiche al libro del prof. Martello* in La Riforma Sociale, a. III (1896), voi. V, pp. 123 sgg. e spec. p. 143.
2J4) Ricorda Hayek che vìi suo professore, F. von Wieser, uno dei fondatori della moderna analisi dell'utilità marginale e autore del termine "utilità marginale", considerava