Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <545>
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La politica fiscale di F, Crispi 545
Scarsissima attenzione fu prestata alle proposte concrete tant'è che i progetti di Giolitti e di Gagliardo, in tema di tassazione progressiva, furono qualificati lapidariamente di tendenza socialista; ma bollati furono soprat­tutto i proponenti: Quando uomini di così eccezionale levatura e cittadini integerrimi ed autorevoli non si peritano di fare liete accoglienze ad un teoria ... si può credere che ricevono impulso o dalla paura della impopola­rità o da un vago sentimento di filantropia o dai consigli dell'astuzia politi­ca, o dalla buona fede nella supposta sapienza altrui, o da altre ragioni tutte straniere alla fredda previdenza e all'amore interessato delle civiltà.228)
Quindi, soggiungo ancora una volta, non fu sconfitta la supposta ipo­tesi eversiva (dell'ordinamento) ascrivibile alla rossa finanza socialista o radicale, ma fu battuta una diversa ipotesi, quella riformatrice, che, alla progressività, voleva assegnare un ruolo importante ma complementare.
Lo scrisse, ancora una volta con grande finezza, Conigliani che a soddisfare le esigenze della finanza e della giustizia, occorre un cumulo di due tassazioni sovrapposte, di cui l'una con severità e certezza e relativa costanza gravi su tutte le fonti economiche sotto forma di imposte reali specializzate a seconda della natura di quelle fonti, l'altra con elasticità e larghezza si adatti alle mutevoli vicende dei redditi individuali e li sottopon­ga all'uniforme peso di una imposta generale e personale {Omissis) ... Così con quel cumulo di due tassazioni, l'una reale e differenziata, l'altra persona­le e globale, si raggiungerà la conciliazione tanto ardua fra gli ideali moderni della giustizia tributaria e le insaziabili pretese dei bilanci di questa fine di secolo .229)
Si trattava di un'esigenza talmente incontestabile e naturale che essa animò l'opera riformatrice condotta, come si è sopra constatato, proprio dalla Prussia e dall'Austria ed era rassicurante l'esempio che veniva dalla Triplice.
Se anche poteva comprendersi il protezionismo agrario per evitare che i beati possidente* meridionali dessero vita ad una forte opposizione politica, occorreva almeno (tentare di) farli riflettere sulle necessità di pagare un prezzo (inferiore, si badi, al vantaggio) in termini di equità fiscale.
Anche la Prussia bismarkiana e guglielmina, con le misure protettive degli agrari, pagò un forte pedaggio agli junker?, ma essa volle e realizzò anche la riforma tributaria del 1891.
228> Cosi T. MANTELLO, L'imposta progressiva eie., pp. 2-3.
22W Cosi C. A. CONTGUANI, ha riforma tributaria e it congresso degli agricoltori, in La Riforma Sociali, a. V (1898), voi. Vili, pp. 1029 sgg. e spec. 1036-1037 e ivi ampie argo­mentazioni a conforto della tesi che l'imposta complementare generale sul reddito avrebbe dovuto essere progressiva (pp. 1038 sgg.).