Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
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2001
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La politica fiscale di F. Cri spi 547
di legarli alla causa nazionale, così sconfiggendo, sul loro stesso terreno, democrazia radicale e socialismo, dei quali Crispi era solito additare la matrice non nazionale e la funzione sociale disgregatrice.
La progressività era gradita, infatti, ai socialisti, che non avrebbero certo potuto ad essa opporsi,232) ma rimaneva uno strumento della finanza liberale, non certo rivoluzionaria ma riformatrice, specie se attuata nella sua forma complementare , come era nelle concrete proposte.
Corredata da questo strumento la stessa avventura coloniale non sarebbe stata una mera scorciatoia verso una modernità di imitazione che facesse, però, salvo tutto il passato.
Sarebbe stato un segno forte che quella borghesia, era, in parte qua> e cioè sotto il profilo del programma fiscale, veramente rivoluzionaria perché anche quella parte che viveva di dazi, intendeva, come si suole dire, pagare dazio.
Non accadde e proprio la sconfitta dei progetti innovativi contribuì al rafforzamento di una composita protesta sociale che, in Germania, fu assorbita, invece, da una modernizzazione dell'ordinamento tributario, avviata nel protezionismo e durante il protezionismo.
In sintesi l'arroccamento su scelte retrive e dettate anche dalla paura e dall'ignoranza, fini per essere confliggente non solo con il progetto di Stato che era rimasto minoritario e soccombente ma anche con quello che era prevalso e che, quindi, si sarebbe dovuto irrobustire, per conservarlo.
Certo, sul finire degli anni Ottanta, fra le due strade percorribili (l'una sarebbe stata quella di passare finalmente ... a correggere l'assetto istituzionale in senso più liberale e societario; l'altra quella di consolidare il modello statalista, conferendogli un grado maggiore di dignità e di funzionalità),233) fu la seconda quello nettamente prescelta onde lo Stato, con la sua autorità, venne prima degli individui con i loro diritti.
Ma l'esito di questa contesa non avrebbe impedito che, proprio per accrescere la dignità e la funzionalità dello Stato, si realizzassero almeno alcune di quelle riforme tributarie (la progressività nell'imposta di successione e nell'imposta sul reddito; il ridimensionamento dell'imposta sul sale e dei cosiddetti dazi governativi e comunali sui generi di più largo consumo), che erano perfettamente compatibili con l'opzione risultata prevalente e anche con le scelte protezionistiche.
232) per la illustrazione di questa affermazione si veda tetro al pai;. 23.
2Bj Così 1. -ALLEGRETTI, Profilo di storia cottitiUQonah italiana, Bologna, il Mulino, 1989, p. 245;