Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giosu? Carducci. Biblioteche private. Epistolari
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2001
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La véndita della biblioteca Carducci
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passeggiata per la via di Pianazzo. Lettura di giornali. Alle 7 .. 7 l/z pranzo, minestra e un piatto di carne. Tra colazione e pranzo un litro di vino annacquato con quella famosa acqua. Alle 10, a letto. La mattina, alle 6, sveglio. Vedi che faccio vita regolarissima e sobria. Tutte queste precauzioni, in ogni caso, non lo avevano posto al riparo da una ricaduta, che, quando avvenne, presentò un conto elevato: il poeta ne risultò impacciato nel linguaggio e nell'andatura, ma, soprattutto, tardo nello scrivere, poiché la mano non riusciva a reggere, sovente, la penna e faticava, comunque, a seguire il pensiero. Ciò lo addolorava in particolare, al punto da confidare all'amico Chiarini, il 20 ottobre del 1899, nel dargli sue notizie: Per me andrebbe benissimo se potessi riacquistare in breve l'uso della mano,7* Sulla fine di febbraio del 1901, aveva, addirittura, chiesto all'editore Nicola Zanichelli di procurargli alcune penne d'oca, sperando che gli fosse più facile scrivere e, avutele, con una di esse aveva vergato a fatica, in caratteri stentati, un'invocazione beneaugurante in versi,8) la quale non aveva compensato la delusione dell'esperimento fallito. Carducci aveva, ciò non ostante, continuato a lavorare, dettando. Si avvaleva, fra l'altro, dell'opera di Severino Ferrari, suo allievo amatissimo e professore all'Istituto femminile di Firenze, che, fin dal 1893, quand'egli era stato chiamato a far parte del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, l'allora ministro, Ferdinando Martini, gli aveva messo accanto, perché lo sostituisse, all'università, nei giorni di riunione in Roma. Aveva ripreso, addirittura, i corsi, tenendo poche lezioni ogni anno, ma confortato dal fatto che il suo collaboratore, nominato, con decreto del 12 dicembre 1901, professore di lessicografia e stile nell'università di Bologna,9) era in grado di garantire, agli studenti, la continuità dell'insegnamento. Il male, tuttavia, si sarebbe dimostrato più forte della sua volontà, progredendo in maniera inesorabile, ed anche il destino avrebbe fatto la propria parte nell'awilirlo: proprio Ferrari, infatti, venne colpito, nel 1902, da una malattia mentale, che lo condusse dapprima in clinica e, in breve tempo, alla tomba.
In tale contesto, maturò, in lui, il disegno di lasciare un incarico che non poteva più onorare a pieno, come nei lunghi anni della sua docenza, e,
fc ìviy p, 190,
1 7> O, CHIARINI, qp. til p. 402.
*> La breve poesìa età Ja seguente: Voglio scriver presto: c.opne / A' mici be' giorni. / Veda come il: pensieri à' buona peana. / Non ricordare il tardo augel palustre; / Vola là dove il mio pensier t'accenna, / O bellissima penna; o penna illustre, / Vola, vola per Dìo, che non c'aggiunga / La tua sorella del Javoro indusrrc, //-/, p. 402.
9} he/Un di Giosuè Carducci alla famiglia ed a Severino Ferrari cit, p. 365>.