Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giosu? Carducci. Biblioteche private. Epistolari
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2001
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Ferdinando Cordova
in alcuni amici ed estimatori, il proposito di garantirgli una vecchiaia serena e sgombra, quanto meno, da angustie economiche. Prese corpo, quindi, l'idea di mettere in vendita la biblioteca, ma con l'accortezza dovuta all'autorità del personaggio ed in una forma che non riuscisse offensiva per l'interessato e mortificante per il Paese, iJ quale avrebbe dato, altrimenti, l'impressione di non saper provvedere ad un suo illustre rappresentante. L'iniziativa partì a quel che sembra da Alberto Dallolio.10) Quest'ultimo era personalità di rilievo della vita pubblica bolognese. Nato nel capoluogo emiliano nel 1852, aveva circa cinquant'anni, allorché cominciò ad occuparsi della vicenda, e, da dieci, era sindaco della città. Tra i principali esponenti della classe dirigente moderata, che si riconosceva nell'Associazione costituzionale delle Romagne, fondata da Marco Minghetti, e nell'Unione monarchico liberale, aveva dato vita, fin dal 1891, ad una giunta, determinata a promuovere lo sviluppo ed il mutamento urbanistico del capoluogo. Alla sua amministrazione si dovevano, infatti, l'abbattimento delle antiche mura medioevali e l'estensione della cinta daziaria, inaugurata nell'agosto del 1901; misure che avevano, entrambi, sollevato vivaci polemiche, poiché sembrarono voler colpire, ad un tempo, le memorie storiche e gli interessi delle classi meno agiate, residenti nei sobborghi.11) Le riforme, in realtà, si sarebbero rivelate fatali per la coalizione, in quanto avrebbero aggregato, contro di essa, gruppi sociali e categorie differenti. Già nell'aprile del 1902, II Giornale d'Italia segnalava che il suo avvenire elettorale si presentava difficile. Alberto Dallolio scriveva è conosciuto e apprezzato anche fuori di Bologna. Rieletto sindaco dopo le elezioni del 1889, avrebbe potuto andare avanti blandamente senza ingolfarsi in riforme per lo meno pericolose per la sua quiete e la sua popolarità. Invece le affrontò subito, conscio della necessità del bilancio comunale per mantenere la città
,0) Dallolio secondo la stampa si era occupato di studiare una combinazione che permettesse conservate intatta la biblioteca del nostro grande poeta . La biblioteca di G. Carducci, in 11 Giornale d'Italia, 31 marzo 1902.
<> A, ALBERTAZZ1, ad vocem, m Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Dizionario biografico degli italiani,. voi: 2, Roma, Ì98frf p. 12 PIER PAOLO D'ATTORRE, La politica* in Renato Zanghcri (a cura di), Bologna, Roma-Bari, 1986, pp. 89-90. La giunta Dallolio ha scritto quest'ultimo aveva preso atto alla fine del mandato delle trasformazioni intervenute nella città: crescita di nuove periferie industriali e residenziali (Bolognina), relazióni più strette tra capoluogo e area suburbana. Occorrevano risorse adeguate per risolvere i crescenti bisogni infrastnitturali. A questa percezione si sovrappose una velleità di modernizzazione urbanistica. Sull'esempio di altri centri italiani e d'oltralpe, il piano regolatore dell'89 imperniava la razionalizzazione urbana sull'abbattimento delle antiche mura, percepite come vincolo fisico all'espansione della città. Dallolio, nonostante le opposizioni culturalmente motivate, promosse l'abbattimento. Contemporaneamente, avvalendosi degli studi di Giuseppe Tana-ri propose l'allargamento della cinta daziaria per elevare il gettito tributario .