Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Giosu? Carducci. Biblioteche private. Epistolari
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2001
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Ferdinando Cordova
dimeati, da lui decisi, dopo l'attentato di Gaetano Bresci al padre, era stata indizio inequivocabile della sua volontà di cambiare la chiusura del viale che, a Monza, univa la villa reale a quella della contessa Litta e che aveva permesso per anni, ad Umberto I, dì raggiungere, non visto, l'amante.39) Il nuovo sovrano, inoltre, aveva adottato, assieme alla moglie, Elena, un tenore di vita borghese, lontano dai fasti, che avevano interessato il Quirinale in età umbertina ed in cui aveva avuto modo di risplendere l'astro della regina Margherita. Dismessi i circoli letterari e ridotti all'essenziale i ricevimenti, i quali pure avevano convertito alla monarchia tanti rivali,40) Vittorio Emanuele IH aveva stabilito di vivere in una villa, lontana dalla vecchia sede dei papi, tornata alla sua funzione di rappresentanza, quasi a segnare il distacco tra due mondi e tra due diverse concezioni della regalità.
Carducci, nel bene e nel male, apparteneva al periodo in cui il Paese andava costruendo, con fatica, le strutture del suo Stato e la Corona doveva conquistare la simpatia dei sudditi, mostrandosi all'altezza del compito che la fortuna le aveva assegnato. Dopo le vicende di fine Ottocento, sembrava, Ormai, che quel tempo fosse passato e che la penisola avesse solo bisogno di una tranquilla quotidianità, per conseguire traguardi di sviluppo economico e di pace tra le classi. Il decollo industriale, che il maremmano aveva solo intravisto nei versi dell'///;/*? a Satana, stava li a dimostrare, d'altronde, come un nuovo ciclo fosse iniziato, il quale poneva agli italiani, semmai, il
39) Umberto I era stato legatissimo ad Eugenia Litta Àttendolo Bolognini, di antica nobiltà milanese, moglie del duca Giulio Litta Visconte Arese, la quale era ritenuta donna di straordinaria avvenenza, alta, di forme esuberanti, con un fisico sensuale, i serici capelli neri sparati in due bande, gli occhi di un profondo blu notturno, i gesti ed il sorriso di chi sa di avere il mondo ai propri piedi. SILVIO BERTOLDI (a cura di), 1 Savoia. Album dei re d'Italia, Milano, 1996, p. 92. I due si erano conosciuti giovanissimi, quando lei aveva 25 anni ed Umberto appena 18. PAUL VASILI, Roma umbertina, Milano, 1968, p. 25. La relazione era durata, quindi, per molto tempo ed aveva destato non poco imbarazzo. La sera di Natale [del 1891] ha lasciato scritto, ad esempio, Domenico Farini subito dopo il pranzo, e malgrado che siano in Roma i tre principi d'Aosta ed il principe di Napoli, il Re parte per Monza. È una vera aberrazione questa di correre là dalla vecchia Litta, che fra pochi giorni deve venire a Roma, senza nessun riguardo per la Regina e per il pubblico le di cui mormorazioni sono infinite. DOMENICO FARINI, Diario dì fine secolo, a cura di EMILIA MORELLI, voi. L, Roma, 1961, pp. 51-52.
*> Si pensi ad esempio è stato Bctìtto di recente ai balli di Corte che, come minimo ógni ultimo mercoledì del mese, il Prefetto dì Palazzo orchestra al Quirinale: in epoca umbertina, soprattutto, essi servono a "rnarghcririzzare*1, convogliandoli trasformisticamente nel poliedrico e sfuggente "partito di corte", parecchi uomini politici < non di rado avversari che frequentano i veglioni indetti dal te, e ancor più dalla regina. PAOLO COLOMBO, 11 re d'ì/alia. Prerogativa costituzionali e potere politico della Corona (18484922), Milano, 1999, p. 139,