Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <570>
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570 Gian Biagio Furiosi
necessità di una soluzione tiyoluzionaria del problema polìtico italiano, dal­l'altro aggiunge che il paese è composto d'individui e, ponendo il caso che tutti aspettassero questo giorno della rivoluzione senza congiurare, la rivoluzione non scoppierebbe mai.
La rivoluzione, dunque, potrebbe anche non essere. Per agevolarla oc­corrono volontarismo, violenza: Il lampo della baionetta di Milano fu una propaganda più efficace di mille volumi scritti dai dottrinari .
Come si vede, osserva Rosselli, la contraddizione è gravissima ; così grave che sembra quasi legittimo dubitare che il socialismo testamentario di Pìsacane (...) non abbia ormai altro valore che quello d'un ingenuo tentativo di salvataggio: salvataggio della sua coerenza ideale, compromessa dal suo atteggiamento politico. Viene da chiedersi se questo ultimo Pisa-cane sia addirittura un transfuga del socialismo, un disperato, un vinto .*)
Rosselli non lo pensa. Pensa invece che il Testamento sia l'espressione di una profonda crisi interiore in pieno sviluppo, che avrebbe forse pre­cluso ad una profonda revisione della sua concezione sociale e politica in senso volontaristico.
Tutto si spiega, in sostanza, e le contraddizioni s'intendono, se ap­punto si ammette che Pisacane stia evolvendo in quest'ora (verosimilmente sotto l'influenza e l'esempio del più volontaristico tra i grandi lottatori politici, Mazzini) verso un socialismo rivoluzionario antideterministico per eccellenza, fondato sull'azione diretta, e anzi sulla violenza esercitata nel nome e nell'interesse del popolo da una ristretta élite ardita e dinamica. È, insomma, il socialismo d'un democratico senza illusioni; vogliamo dire la parola moderna? D'un sindacalista rivoluzionario, d'un Sorel avanti lettera .5J
Se il sindacalista rivoluzionario moderno mira allo sciopero generale, ovvero alla paralisi dello Stato borghese attraverso una serie di scioperi violenti di categoria, Pisacane, da parte sua, di fronte alla pratica riformi­sta dei moderati e dei principi, mira a suscitare le forze autentiche del corpo sociale italiano nell'intento di suscitare, dal corpo inerte della nazio­ne, sussulti, scintille, affermazioni violente e spontanee di una potenziale sovranità popolare .
La rivoluzione sociale e quella politica presuppongono uno sforzo di liberazione interiore che muova dal basso, dal sottosuolo sociale, e trovi espressione in élites rappresentative e si imponga come volontà di lottare.
9 N. ROSSBUJ, Carlo Phaca/td nel Risorgimento Italiano Torino, 1977, pp. 219-220. ìin p. 222.