Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Risorgimento. Storia della musica. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <580>
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Giuliano Simionato
romantica: fu anelito di superare l'umanità individuale, desiderio di espan­sione lirica, liberazione dell'anima. Tanto che, pur secondo le diverse conce­zioni, Verdi in Italia e Wagner in Germania tenderanno a crearvi una moderna mitologia, dilatando nella finzione drammatica i momenti più ver­tiginosi e tormentati della vita, trascendendoli in un eterno fluire. Essi rappresentano i due termini della medesima fede del secolo in una musica totalizzante che, in unione con la parola e col gesto, ambiva a farsi eloquen­te per tutti. Tanto che, osserva Giulio Confalonieri, è sterile conclamare a priori il loro contrasto: propendere per l'uno o per l'altro, piuttosto, è conseguenza del loro atto finale, ossia della qualità del suono, dell'accento che la loro musica sprigiona.
La questione, poi, del patriottismo musicale di Verdi è tutt'altro che scontata, e non solo perché non sembra ch'egli, componendo il Nabuc­co, pensasse di collaborare ai moti per l'indipendenza. Risulta, piuttosto, che il fulmineo effetto di quest'opera rientrasse in una contingenza, in un'attesa di espressione e di chiarimento cui non era necessariamente prede­stinata. Del resto, nell'Italia dell'epoca, come in Francia e in Germania, la gente che frequentava il teatro sapeva di recarsi a sentire anche qualcosa di politico. Il motivo libertario è tipico del melodramma della prima metà del secolo; in questo senso, già prima di Verdi, erano stati operisti patriottici Bellini, coi cori di Norma e dei Puritani, Donizetti o Mercadante, e lo stesso Rossini aveva avversato la tirannide nel Guglielmo Teli...
Ciò nonostante, nessuno come Verdi seppe toccare il polso della realtà del Paese-Quando la sua musica cominciò ad affermarsi, le aspirazioni indipen-dentistiche degli italiani si apprestavano a vivere la loro epicità, così che si può dire che Verdi e la nazione si destarono insieme. E tuttavia è lecito chiedersi perché, al di là delle vistose apparenze, la vicenda nazionale sia confluita nel suo melodramma e non invece in quello di chi l'aveva presagi­ta. E, ancora, in che senso Verdi può definirsi artista popolare? Una risposta l'ha già avanzata Antonio Gramsci, il quale riconosce alla musica quella concreta funzione di stimolo della componente nazional-popolare che la letteratura coeva non aveva voluto assumere, e che l'opera di Bellini e Donizetti non aveva fatto in tempo a cogliere.
La storiografia ci ha tramandato l'idea che il lessico di Verdi rispec­chi la coscienza civile della nuova Italia, ma ciò va considerato con cautela per più motivi, fra i quali il ruolo e l'atteggiamento dell'intellettuale del tempo. Le prime rivendicazioni municipali del 1831, culminate nelle campa­gne del '48-49 come fenomeno di massa, fallirono proprio per l'immaturità quando non per l'ostilità del quarto stato, che si confermò il grande