Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia della musica. Secolo XIX
anno
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2001
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Giuliano Simionato
romantica: fu anelito di superare l'umanità individuale, desiderio di espansione lirica, liberazione dell'anima. Tanto che, pur secondo le diverse concezioni, Verdi in Italia e Wagner in Germania tenderanno a crearvi una moderna mitologia, dilatando nella finzione drammatica i momenti più vertiginosi e tormentati della vita, trascendendoli in un eterno fluire. Essi rappresentano i due termini della medesima fede del secolo in una musica totalizzante che, in unione con la parola e col gesto, ambiva a farsi eloquente per tutti. Tanto che, osserva Giulio Confalonieri, è sterile conclamare a priori il loro contrasto: propendere per l'uno o per l'altro, piuttosto, è conseguenza del loro atto finale, ossia della qualità del suono, dell'accento che la loro musica sprigiona.
La questione, poi, del patriottismo musicale di Verdi è tutt'altro che scontata, e non solo perché non sembra ch'egli, componendo il Nabucco, pensasse di collaborare ai moti per l'indipendenza. Risulta, piuttosto, che il fulmineo effetto di quest'opera rientrasse in una contingenza, in un'attesa di espressione e di chiarimento cui non era necessariamente predestinata. Del resto, nell'Italia dell'epoca, come in Francia e in Germania, la gente che frequentava il teatro sapeva di recarsi a sentire anche qualcosa di politico. Il motivo libertario è tipico del melodramma della prima metà del secolo; in questo senso, già prima di Verdi, erano stati operisti patriottici Bellini, coi cori di Norma e dei Puritani, Donizetti o Mercadante, e lo stesso Rossini aveva avversato la tirannide nel Guglielmo Teli...
Ciò nonostante, nessuno come Verdi seppe toccare il polso della realtà del Paese-Quando la sua musica cominciò ad affermarsi, le aspirazioni indipen-dentistiche degli italiani si apprestavano a vivere la loro epicità, così che si può dire che Verdi e la nazione si destarono insieme. E tuttavia è lecito chiedersi perché, al di là delle vistose apparenze, la vicenda nazionale sia confluita nel suo melodramma e non invece in quello di chi l'aveva presagita. E, ancora, in che senso Verdi può definirsi artista popolare? Una risposta l'ha già avanzata Antonio Gramsci, il quale riconosce alla musica quella concreta funzione di stimolo della componente nazional-popolare che la letteratura coeva non aveva voluto assumere, e che l'opera di Bellini e Donizetti non aveva fatto in tempo a cogliere.
La storiografia ci ha tramandato l'idea che il lessico di Verdi rispecchi la coscienza civile della nuova Italia, ma ciò va considerato con cautela per più motivi, fra i quali il ruolo e l'atteggiamento dell'intellettuale del tempo. Le prime rivendicazioni municipali del 1831, culminate nelle campagne del '48-49 come fenomeno di massa, fallirono proprio per l'immaturità quando non per l'ostilità del quarto stato, che si confermò il grande