Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Risorgimento. Storia della musica. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <581>
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Risorgimento e melodramma
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elemento di conservazione e, più ancora, di reazione sociale della vecchia Italia. Né, d'altra parte, il misto di patriottismo, eccitazione populistica e disincantamento delle classi colte (si veda la posizione dello stesso Mazzini) consentì vera sintonia con le lotte di affrancamento dei ceti subalterni.
Neppure Verdi andò oltre queste generiche aspirazioni, come provano le sue idee conservatrici, una volta decantatosi il fremito rivoluzionario. Ma se questo era l'uomo, quale fu il musicista? Sembra un paradosso affermare che l'Italia del 1860, sotto il regime di piccole corti straniere, fu cultural­mente un paese europeo, e che, con l'Unità, avrebbe conosciuto piuttosto un'involuzione.
Ora, se Verdi fu artista romantico nel senso che strutturò il suo lin­guaggio entro l'idea indipendentistica propugnata dalla borghesia, ciò non significa necessariamente che fosse un rivoluzionario. Per il musicista ita­liano del tempo, ristretto nel suo municipalismo, era più facile os­serva Aldo Nicastro fraternizzare con gli impulsi carbonari o nazionali­stici con l'entusiasmo di un neofita: l'asserito carattere romantico del nostro aperismo del primo Ottocento potrebbe perciò essere in relazione, prima che con la tesi dell'arte nazional-popolare di Gramsci, con un problema di riscatto sociale: del resto, sino ad allora, la musica oltre che nelle corti non si praticava nei conservatori, che altro non erano se orfano­trofi?
Ad ogni modo, la corrispondenza del serbatoio operistico di Verdi coi fatti nazionali si dispiega puntuale nell'elementarità delle formule, nella ruvidezza dell'orchestrazione, nell'incisività dei cori, e risente di un'area sociale, culturale e linguistica di franca pertinenza risorgimentale. La sua esperienza dal Nabucco a La battaglia di Legnano realizza non tanto caratteri individuali ma schemi, formule, simboli, tensioni collettive che sostengono l'idea di popolo entro una realtà nazionale ancora divisa fra aristocrazia e ruralità. E ciò, ma solo in apparenza, sembra un'involuzione rispetto a Bellini e Donizetti, che avevano fatto progredire la psicologia dei singoli personaggi. Ma il melodrammatismo di Verdi resta unico: è un fatto linguistico autoctono, sia pur irruente e terragno. Quali i suoi stilemi? Innanzitutto il ritmo, considerato elemento primario della drammaturgia musicale, la melodia trattata non in senso belliniano ma stilizzata secondo i generi e i pezzi chiusi. Il suo canto si nutre di azioni più che di astrazioni, di collettività storiche e non di miti, si sposta verso la corda mediana bari­tonale, sul dialogo più che sull'irrealtà. Ma, anche prediligendo il concreto, conserva una forte tensione verso la formula. Il suo lessico, brusco e vitale insieme, germoglia anch'esso nell'eredità del rossinisrao. In questa caratteri­stica popolare collaudata entro fucine gloriose, in questa esteriorità roman-