Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia della musica. Secolo XIX
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2001
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Giuliano Simonato
tica vincolata a solidità illuministe stanno forse il mistero e il fascino della sua arte, che scolpisce più che altro esteriormente i fremiti di una particolare contingenza storica. Ossequiosa alle convenzioni, la musica di Verdi non poteva essere deliberatamente uno strumento di mutazione, anche perché in fondo la rivoluzione veniva apprestandosi nei salotti Appiani e Maffei piuttosto che nelle trattorie dei Navigli. Così, l'indiscutibile impronta nazional-popolare e il decisivo apporto elargito, quasi suo malgrado, dal Verdi quarantottesco all'esigenza indipendentista non assolvono pienamente questa avventura dai suoi vizi congeniti.
Soffermiamoci ora, relativamente al nostro contesto, sulla ricaduta di quanto sin qui esposto. Anche nella Treviso prequarantottesca, apparentemente tranquilla, qualcosa si muoveva. V'erano professori del seminario l'unico istituto pubblico d'istruzione superiore classica della città che spiegando i nostri autori sapevano trasmettere vibrazioni in chiave nazionale, scolari (come Pastro e Caccianiga) che leggevano libri proibiti o parlavano da esaltati, cittadini che non ammettevano tedescate a teatro, caffè, case e canoniche dove si discuteva di politica. Lo stimolo maggiore proveniva dall'Ateneo, dove i dibattiti dell'intellettualità locale si evolvevano dall'erudizione ad argomenti scientifici e progressisti. Non potendosi esprimere sulle condizioni politiche, gli accademici ripiegavano sull'elogio dei concittadini più illustri.
Quanto alla musica, il Nabucco rimbalzò dalla Scala alla Penice nella stagione 1842-'43; tranne il celebre coro, impressionò meno che a Milano, ma l'entusiasmo crebbe con le repliche. A Treviso, esso apri la stagione di S. Martino del '43 all'Onigo con un incidente: la tela cadde sul più bello ferendo il tenore, ma poi tutto proseguì per il meglio.
Nello stesso teatro, rinnovato dopo l'incendio del '45,/ si ascoltarono I Lombardi il 27 novembre '47: la frase Noi siam corsi all'invito d'un pio fu subissata di applausi, e il coro si dovette ripetere. L'opera era ancora in cartellone il 5 dicembre, anniversario della cacciata dei Tedeschi da Genova nel 1746, circostanza che rinverdì l'episodio di Balilla. La sera, la banda civica ripropose il coro del Nabucco nei locali pubblici, mentre i colli del Montello e dell'Asolano si accendevano contemporaneamente di molti fuochi...
Fra il '47 e il '48 crebbero le ostilità contro gli Austriaci, così come le acclamazioni e i canti in onore di Pio IX. La musica di Verdi era anche qui l'interprete di grandi attese, ma non mancarono corregionali che si misero allora in luce con soggetti di storia patria o dal forte sentire, come Giambattista Ferrari, Francesco Malipiero, Francesco Canneti, Samuel Levi, Antonio BuzzoJJa.