Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia della musica. Secolo XIX
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2001
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Giuliano Simionato
scendendo a testa alta al Vallone, ma i piedi musati sanguinano sugli sterpi e i sassi. Un battaglione di cacciatori sta di fronte sull'altra sponda, a breve distanza, con le armi al piede, e dietro e in alto gran popolo riguarda. Venerucci parla ai soldati: "Fratelli, tirate al petto, rispettate le testa, e dopo gridate anche voi: Viva L'Italia!". [...] Così caddero sotto Cosenza, addi 25 luglio 1844, quei nove italiani [fra cui i veneziani Attilio ed Emilio Bandiera], esempio di rinnovata antica virtù, vissuti quasi fuori dell'epoca loro, nel ricordo di remote glorie, nella visione di futura grandezza [...] .
E un richiamo che merita approfondimenti, tanto più* che Saverio Mercadante è oggi al centro di una riscoperta. La vastissima produzione del maestro di Altamura iniziata col 1819 abbraccia un quarantennio e influenzò notoriamente il giovane Verdi: nella transizione del melodramma tra i due secoli egli occupa un ruolo di primo piano. Con l'opera seria Caritea regina di Spagna, detta poi semplicemente Donna Caritea (riproposta di recente al Festival della Valle d'Itria), egli tratteggiò un habitat musicale da cui sarebbero germogliati elementi dell'operismo romantico più genuino, cogliendo un successo che sarebbe durato a lungo. Il coro citato trovò ampia eco nel clima risorgimentale e diede a Mercadante la fama di precursore di Verdi. E potè forse ascoltarlo per la prima volta alla Fenice di Venezia, nel febbraio 1826 non ancora ventenne , Attilio Bandiera. Esso dice: Chi per la gloria muor vissuto è assai;/ la fronda dell'allor non langue mai. / Piuttosto che languir / per lunghi affanni / è meglio di morir / sul fior degli anni. Le varianti libertarie ( patria per gloria ; sotto i tiranni invece che per lunghi affanni ) lo trasformarono in coro patriottico: nel 1831 a Bologna, divenne addirittura inno nazionale.
Lo cantano, nel primo atto dell'opera, dei guastatori portoghesi che rendono impraticabile agli Spagnoli un ponte sul lago. E una pagina di grande impatto, che coniuga tensioni contrastanti; l'evocazione della vita militare, ma anche la sofferenza degli uomini al fronte e la riflessione sull'esistenza fra orgoglio, onore ed eventi politici.
Il soggetto fu ripreso dal dramma omonimo del Pindemonte da un certo cavalier Paolo Pola, su cui le biografie di Mercadante non dicono nulla. Colmiamo dunque qui la lacuna precisando trattarsi di un poeta trevigiano, amico di Rossini e Canova, sòcio del locale Ateneo e di altre accademie che, fra il 1817 e il 1840, forni soggetti a compositori allora in auge come Francesco Basily, Stefano Pavesi, Pietro Generali, Pietro Bresciani, Giuseppe Persiani, e al nostrano Giambattista Bellio. I suoi componimenti d'intonazione classica comprendono anche una versione dell'ottavo