Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia della musica. Secolo XIX
anno
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2001
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pagina
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593
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Libri e periodici 593
ore notturne della sua giornata; da qui si originano la fama di scontrosità che gli si affibbia, l'alone di mistero che avvolge lui e le sue sperimentazioni, la nomea di magia che caratterizza ogni suo impegno. Il popolo dei vicoli di Napoli, in ispecie quello del quartiere attorno al palazzo Sansevero, recepisce quest'aria di dubbi e di discredito, la amplia, ricamandovi attorno leggende e fantasticherie, e soprattutto, verificandola con la vita notturna del principe che sperimenta nei suoi laboratori di palazzo le sue alchimie, la trasmette in giro fino a creare una tradizione popolare che non so fino a che punto abbia giovato e giovi al buon nome di Riccardo de Sangro.
Il libro di Giuliano Capecelatro deriva tutta la sua forza dall'approccio che l'autore ha con questo mondo di dicerie e di leggende; la base di partenza del lavoro è la credenza popolare che si tramanda di uno stregone in combutta con le potenze infernali; insomma, si crea una vicenda attorno alle strane luci e ai rumori che provengono di notte dal palazzo del principe, più che stilare un profilo storicamente corretto di una persona fortemente dotata, inserita in un mondo culturale, quello borbonico, effervescente di novità e fervidamente proteso a trarre dalle arti e dalle scienze il massimo possibile di bene e di profitto.
Ovviamente, il porsi in questa posizione di visuale storico-critica popolare calibra la natura del libro in una dimensione quasi romanzesca, che tra l'altro coinvolge il mito del principe di Sansevero nel panorama di una Napoli irreale, vista e intesa come luogo del borbonismo più deleterio. Mi pare superfluo sottolineare l'erroneità di tale prospettiva ed in conseguenza la non accettabilità di un giudizio storico-critico su Raimondo de Sangro così congegnato. Con questo non vogliamo dire che il libro non meriti attenzione; anzi, lo ripetiamo, è lo spunto opportuno per un riesame obiettivo della personalità e dell'opera di Sansevero, che è una delle figure singolari della cultura napoletana del Settecento.
Per ricostruire una trama piuttosto fascinosa, il Capecelatro si giova di riscontri retrospettivi; ne scapita talvolta la chiarezza del racconto, che, pur se si aggancia ad elementi di verità storica, viene stravolto, risultandone distratto e sovente confuso, tanto che ci vien fatto di opinare necessaria la conoscenza della vicenda vera di Raimondo de Sangro per poter godere, nella lettura del libro, delle angolature di visuale di volta in volta prescelte. In conclusione, dobbiamo dire che il volume per alcuni aspetti è positivo; particolarmente lo è per la curiosità che immette nel lettore di sapere di più e meglio dello strano intelligente personaggio napoletano, che certamente merita il suo posto, d'angolo se non di primo piano, negli accadimenti settecenteschi di una capitale che a buona ragione compete a Parigi e a Londra la primazia negli ambiti della cultura europea. Ha ragione Capecelatro a lamentarsi che restino .volatili, pura intenzione, una serie di opere spesso annunciare mai tradotte nero su bianco le mirabolanti invenzioni di Raimondo de Sangro. Per questo, attendiamo che sull'uomo e sulla sua opera qualcosa di definitivo possa essere scritto.
GMAHÓ AND1SAN1