Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Risorgimento. Storia della musica. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <598>
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598 Libri e periodici
pria la discussione per l'inaugurazione del Parlamene e ancora di più quella avviata sul tema del giuramento alla costituzione a scaldare gli animi e a excare le prime ten­sioni. Sulla scia della rivolta di Milano anche i napoletani insorsero nelle strade e co­struirono barricate. Quello che tuttavia mancò a Napoli fu la partecipazione popola­re: il regime liberale era sostenuto unicamente dalla borghesia. La sconfitta della rivoluzione porterà allo scioglimento del Pariamento e a fer tacere tutti i luoghi del dialogo e della sociabilità.
Molto attivi furono anche i popolani bolognesi descritti da Fiorenza Tarozzi. I soggetti della rivoluzione felsinea vengono individuati nei giovani e nei biricchini , i popolani appunto. Allo scoppio della guerra d'indipendenza i giovani bolognesi non esitarono ad andare a combattere con l'esercito sabaudo, lasciando a difendere la città le donne e i popolani mentre gli aristocratici, tranne alcuni di tendenze libera­li, si trovavano a villeggiare in campagna. Fu dunque il popolo minuto a difendere la città, a costruire le barricate e a combattere alla Montagnola contro quegli austriaci tanto odiati perché oppressori e perché fonte di inutili spese per vitto ed alloggio durante la permanenza in città.
Le barricate vennero erette anche a Roma a difesa della Repubblica Romana, dove, come scrive Gabriella Ciampi, scatta l'orgoglio del diritto all'autodetermina­zione di un popolo . Al primo segnale di scontro la città era pronta a combattere e difendersi per le strade dove erano state erette barricate, scavate trincee e trasformati gli immobili ad uso dello scontro contro le truppe francesi, le cui cannonate segna­rono la fine dell'esperienza repubblicana, ma lastricheranno la strada per l'indipen­denza italiana.
Anche Genova, città descritta da Bianca Montale in lenta crescita civile ed economica, ebbe un suo ruolo nel percorso risorgimentale. U fulcro rivoluzionario si articolava qui fra centro storico e porto e si divideva politicamente tra l'adesione al Piemonte e il desiderio di riconquistare l'indipendenza come ai tempi della repubbli­ca. Dopo il sodalizio con Carlo Alberto durante la guerra all'Austria la città si mo­strava critica nei confronti dello statuto e tra la gente cresceva la protesta, soprattut­to tra la categoria dei facchini. A Genova la lotta si concluse negativamente non solo perché evidenziò la divisione all'interno della città, ma anche perché lasciò segni di distruzione e di angherie nei confronti della popolazione.
Difficile risultò invece la conquista di Venezia: le truppe avverse faticarono a muoversi in una città dove a prevalere non erano le strade mai canali e dove il nu­mero dei ponti era assai minore rispetto a quello odierno. Qui inoltre, sottolinea Adolfo Bernardello, la Guardia Cìvica potè contare sul sostegno della popolazione e soprattutto su quello degli operai dell'Arsenale, armati degli strumenti di lavoro. t dipendenza veneziana durò 17 mesi, ma venne pagata a caro prezzo in termini di vite umane.
Diversa la storia di un'altra città portuale, Livorno, dove Giovanni Luseroni lamenta la mancanza di fonti ufficiali analizzate e dove quindi a prevalere per anni fu la visione dei reazionari e moderati toscani, che tentarono di oscurare e anche attaccare l'operato dei rivoltosi. Lo scontro fu comunque violento anche se ben presto ci si rese conto della disparità delle forze; l'unica forma di difesa furono le