Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia della musica. Secolo XIX
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2001
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606
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606 Libri e periodici
Il volume di fotografie, che offre belle immagini di grande suggestione e sconcertante modernità è introdotto da testi di Marzio Govoni (cui appartiene la collezione di 2.000 lastre dal 1890 agli anni '10 alle quali è affidato il mondo privato di Messerotti: la villa, le sue terre, la famiglia) e Paolo Monti, Filippo Maggia, Michele Smargiassi, Nicola Labanca. Quest'ultimo, storico del colonialismo non nuovo alla riflessione sugli aspetti culturali dell'imperialismo e sulT immaginario coloniale, che passava anche attraverso la rappresentazione fotografica, sottolinea il caso assai raro di poter disporre insieme di immagini e scritti coevi di un protagonista e anche osservatore di avvenimenti militari e politici.
La disponibilità di questa documentazione scrive Labanca (...) permette di fare alcune considerazioni (...) sulla fotografia militare e coloniale e più in generale sulla percezione della Cina al tempo dell'Italia liberale. Infatti dal punto di vista nazionale, e non solo, la presenza di militari italiani in Cina chiuse l'età della conoscenza individuale dei viaggiatori e dei dotti e aprì quella di una conoscenza più diffusa e meno settorializzata, ancorché a lungo ancora imprecisa e "orientalistica" .
Ma al di là delle considerazioni legate a una lettura, sia pure imprescindibile e comunque suggestiva, delle mentalità e delle interpretazioni dell'opinione pubblica riguardo l'universo oltremare, secondo la colta lezione offerta da Edward Said3 La-banca nell'introduzione al volume che raccoglie le lettere di Messerotti offre soprattutto concrete e indubbiamente valide proposte storiografiche.
Per la prima volta viene infatti rilevato il quasi assoluto disinteresse della storiografia nazionale per la partecipazione italiana alla spedizione in Cina. La vicenda, infatti, oltre a costituire (dopo la crisi di Candia) uno dei primi, significativi, dibattuti ma non casuali momenti di partecipazione dell'Italia al concerto delle potenze, ha rappresentato l'inizio di una presenza nazionale in Estremo Oriente durata fino al 1947, grazie anche alla concessione ottenuta a Tientsin nel 1901.
Nei rari casi in cui è stato affrontato, questo circoscritto episodio della nostra politica internazionale è stata comunque situato, a detta di Labanca, in una sorta di vuoto pneumatico non soltanto rispetto al quadro internazionale e di storia mondiale in cui la partecipazione italiana ebbe luogo, quanto persino rispetto alla storia (politica ed economica, diplomatica e militare,, sociale e culturale) dell'espansione italiana all'estero. Soprattutto non è stato adeguatamente ricollegato all'episodio (la sconfitta coloniale di Adua) rispetto al quale per alcuni tra i contemporanei aveva potuto rappresentare una prova di riacquistato prestigio sul piano internazionale. Per altri, per molti, rimase sicuramente un episodio da rimuovere, sia sul versante dell'anticolonialismo, sia su quello più tardo del colonialismo fascista, che lo videro come una coda delle brutte figure di Adua e del rifiuto di San Mun, almeno fino a quando la politica del regime non rivalutò strumentalmente l'Estremo Oriente per giochi politici internazionali di più ampio raggio. Ciò forse ha in gran parte determinato il silenzio (e a volte l'ignoranza) storiografica al riguardo, tanto più che le fonti sull'argomento (a parte ovviamente quelle archivistiche), fanno parte di una letteratura quasi del tutto coeva e faticosamente reperibile.