Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storia della musica. Secolo XIX
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2001
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610
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610 Libri e periodici
Cosi Salvemini descriveva l'atmosfera regnante nel collegio alla vigilia delle elezioni del marzo 1909: Le minacce e le violenze oramai non si contarono più. Turbe di pregiudicati e di elettori debellisti giravano per le strade armati di grossi bastoni; entravano nelle case consigliando [corsivo nel testo] le donne a non fare uscire i mariti perché correvano serio pericolo; affrontavano gli elettori del De Luca Resta e li invitavano a rimanere in casa nel giorno delle elezioni: "E... zittii" E assestavano di tanto in tanto qualche bastonata per dimostrare che non parlavano a vuoto .
L'opera di Salvemini è una spietata, anche se non sempre serena1) (ma come sarebbe potuto essere altrimenti?), ricostruzione, da testimone diretto, del clima in cui si svolgevano le elezioni, e getta senz'altro più di un'ombra sulla gestione del potere di Giolitti e di una parte degli apparati dello Stato, non certo super partes. Va pure notato che le interferenze governative, i soprusi e, non infrequentemente, l'intimidazione fisica e la violenza scoperta ai danni degli avversari, avevano radici lontane, all'inarca negli anni post-unitari,2) sebbene Giolitti, certamente, consolidò e perfezionò il sistema con piglio professionale .
I metodi gioiittiani, non solo quelli violenti, erano finalizzati alla costruzione, collegio per collegio, di una maggioranza parlamentare possibilmente malleabile e che non guardasse troppo per il sottile alle diverse proposte di legge e agli indirizzi politici del governo.3 In proposito, Salvemini riteneva che Giolitti fosse al tempo stesso, per così dire, padrone e schiavo della sua maggioranza: A prima vista sembra il dittatore della maggioranza, in realtà è il servo e lo strumento dei deputati della maggioranza; i quali in tanto gli hanno conferita la dittatura, in quanto sanno che questa dittatura sarà esercitata a tutela dei loro interessi È il loro capo: dunque deve servirli .
..Nel secondo dopoguerra, come è noto, Salvemini, che pure mantenne un giudizio molto critico nei confronti di Giolitti, per esempio nell'articolo intitolato Fu l'Italia prefascista una democrazia? (1952), dovette riconsiderare, alla luce del ventennio fascista, l'epiteto di dittatore, attribuito, non sempre con ragione, a Giolitti.
Cosi si esprimeva lo storico pugliese nella prefazione al volume di A. W. Salomone sull'età giolittiana: Se mi ritrovassi nuovamente in Italia fra il 1900 e il 1914 [...], non tacerei nessuna delle mie critiche al sistema "giolituano", ma guarderei con maggior sospetto a coloro che si compiacevano di quelle critiche, non perché essi volessero condurre l'Italia dove noi avremmo voluto che arrivasse, ma precisamente nella direzione opposta .
Ed ancora, in relazione alla distinzione, non meramente formale, tra fascismo e giolittismo: Il metodo giolitti ano soffocare il governo locale, sopprimere le
') ALBERTO AQUARONE, L'Italia giolittiana, Bologna, 11 Mulino, 1988, p. 262.
2) Vedi, ad esempio, LiUGJ MUSBLLA, Individui amici e clienti. Relazioni personali e circuiti politici in I/alia meridionale tra Otto e Novecento, Bologna, Il Mulino, 1994, pp. 13-52.
A. AQUARONE, L'Italia giolittiana dt, pp. 262-263, Si vedano anche pp. 264-271.