Rassegna storica del Risorgimento
Risorgimento. Storiografia
anno
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2001
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pagina
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31
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Nobiltà v nazione M
tuttavia, hanno dimostrato che la stessa tesi della discesa economica della nobiltà sì può sostenere solo con riserva. Diverse formazioni nobiliari regionali dell'Italia sono effettivamente riuscite ad adeguarsi abilmente alle trasformazioni, avvenute nelle condizioni economiche e sociali, senza rinunciare alla loro specifica coscienza cernale e ai loro modi di vita tradizionali.12) Ciò vale in particolare per la nobiltà della Toscana che, nel periodo napoleonico, aveva tratto considerevole profitto dalla secolarizzazione dei beni ecclesiastici. La sua posizione come classe dirigente del Granducato, costituita di grandi possidenti terrieri, non venne toccata fino al 1860. Per tutto il periodo del Risorgimento il modello di vita, tipicamente patrizio, che si svolgeva tra il prestigioso palazzo gentilizio nelle grandi città e la villa rappresentativa in campagna, rimase pressoché invariato. Le famiglie nobili moderate non si comportavano diversamente.13) Come ha dimostrato Tana-lisi del censo dei deputati nobili ali'Assemblea dei Rappresentanti del 1859, furono proprio le famiglie particolarmente facoltose, e che condussero uno stile di vita tradizionale, ad aderire al liberalismo d'opposizione e alla rivoluzione nazionale. Tra i deputati patrizi se ne trovano solo pochissimi che rivendicarono profonde riforme dell'agricoltura toscana caratterizzata dalla mezzadria.14) Di norma era diffuso, tra i nobili moderati, un orientamento social-conservatore. La maggioranza dei patrizi moderati difendeva, come il marchese Gino Capponi nelle sue letture economiche 2Accademia dei Geor-gofili il tradizionale sistema mezzadrile. E non solo perché i profitti, ricavati dall'agricoltura, potevano essere investiti senza grossi rischi, come già nel secolo XVIII,16) in società per azioni, ma perché la mezzadria garantiva alla nobiltà una solida base rurale al loro potere, fondata sui rapporti
> A. CARDOZA, Aristocrats in Bourgeoìs ìtaìy: The Piedwontese Nobitity, 1861-1930, Cambridge, 1998; G. MONTRONI, Gli uomini del Re. La nobiltà napoletana nell'Ottocento, Roma, 1996; L. ROSSI, 1 ceti nobiliari nett'800, Napoli, 1998; A. M. BANTL Note sulle nobiltà nell'Italia dell'Ottocentog in Meridiana, a. 19 (1994), pp. 1-13.
5) Vedi ad esempio BIBLIOTECA COMUNALE DI PISTOIA, Raccolta Siswondi, 37.35, N. PucdiM a J.C L Sismondi, Pistoja, 18 giugno 1836; BIBLIOTECA LABRONICA DI LIVORNO, Fondo Bastogi, 57.728, C. Torrigiani a L. G. De Cambray Digny, Firenze, 4 ottobre 1854.
14> G. BlAGIOLl, Jl modello del proprietario imprenditore: Bettino Ricasoli, il patrimonio, le fattorie, Firenze, 2000; C. PAZZAGLI, L'agricoltura toscana nella prima metà dell'Ottocento, Firenze, 1973; Z. ClUFFOLETTl, Bettino Ricasoli fra higfartning e mezzadria, in Studi Storici, a. 16 (1975), pp. 495-522.
1) C. PAZZAGLI, Gino Capponi e le .letture di economia toscana all'Accademia dei Ger-gofìli, in Storia e progresso nell'Italia dell'Ottocento, a cura di P. BAGNOLI, Firenze, 1994, pp. 223-242.
m R. ROMANELLI, Vrban Putrìciatts and Bourgeoìs Society: a Stndj of Wealthy Elites in Florence, 1862-1904, in Journal of Modem Italian Studies, a. 1 (1995), pp. 3-21, p, 14.