Rassegna storica del Risorgimento
Risorgimento. Storiografia
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2001
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Thomas Kroll
clientelati. Capponi, ad esempio, sottolineò con un pathos paternalistico, caratteristico per il patriziato moderato,17) che la mezzadria senz'altro fruttava poco, ma in compenso permetteva alle famiglie nobiliari di convivere con i contadini in modo armonioso, senza che il loro dominio in campagna venisse intaccato.18)
Benché, dunque, l'antica nobiltà, dopo hi Restaurazione del 1814, rimanesse la più importante classe di possidenti fondiari della Toscana,1 benché le vecchie famiglie patrizie di Firenze, come i Corsini, continuassero a formare il enucleo della vita economica del Granducato,19) la nobiltà toscana era sottoposta, nell'epoca del Risorgimento, a un profondo processo di trasformazione strutturale. Perché, nella monarchia amministrativa del secolo XIX, il Rapporto tra nobiltà e Stato cambiò profondamente. Questo processo di trasformazione è la causa decisiva per là nascita del liberalismo nobiliare toscano, avvenuta nel corso degli anni Trenta dell'Ottocento.20) Nei primi decenni del secolo iSX, il patriziato toscano perse quasi completamente il predominio- all'interno dello Stato, dell'amministrazione centrale e dei comuni. La concezione che la nobiltà aveva del suo proprio ruolo politico ne venne scossa profondamente. Il patriziato, infatti, riallacciandosi alle tradizioni politiche delle repubbliche medievali, s'identificava, ancora nell'epoca del Risorgimento, con lo Stato, e continuava a sentirsi chiamato a dominare sulla Toscana.21)
H nuovo rapporto tra nobiltà e Stato fu reso possibile dai molteplici mutamenti dinastici avvenuti negli anni tra il 1800 e il 1814, e; soprattutto mediante la centralizzazione del sistema amministrativo effettuata durante il periodo napoleonico. Dopo la fine di questo periodo non fu reintrodotto il precedente ordinamento amministrativo leopoldino. Ferdinando Ili mantenne, invece, con qualche modifica l'ordinamento amministrativo cen-
,7) E. PASSERIN D'ENTRÈVESÌ "L'anticapitalismo del Sismondi e i campagnoli toscani del Risorgimento, in Belfagor, 1949, pp. 283-299, 402-409.
') G. CAPPONI, Intorno ad alcune particolarità della presente economia toscana [1824], in Scritti editi ed inediti di Gino Capponi, a cura di M. TAtìAURINI, voi. I, Firenze, 1877, pp. 335-346 e pp. 339-340.
19) A. MORON1, Antica gente e subiti guadagni. Patrimoni aristocratici'fiorentini nell'SOO, Firenze, 197.
*0 Per il caso del patriziato lombardo vedi lo studio pionieristico di M. MERÌGGI, Amministrazione e classi sociali nel Lombardo-Veneto (1814-1848), Bologna, 1983;
21) Vedi ad esempio lo scritto del conte L SERRISTORI, Appuntì sulle massime di governo in genere [1818], in ARCHIVIOM'-'SiE/imEH FlRENZK (d'ora in poi ASF), Archivio Serristo-rit 578H4'CAPPONI, Storia della Repubblica di Firenze, Firenze 118f6i' voi. I, pp. 19 e segg., voi ti, p. 500.