Rassegna storica del Risorgimento

Risorgimento. Storiografia
anno <2001>   pagina <33>
immagine non disponibile

Nobiltà e nazione
33
tralizzato dell'epoca francese.22 Cosi Ferdinando, e soprattutto il suo sài* ÉèSSore Leopoldo II, furono in grado, negli anni tra il 1820 e il 1840, di allontanare il patriziato progressivamente e efficacemente dalla sfera statale. Benché l'apparato amministrativo centrale e il suo organico venisse ampliato considerevolmente a partire degli anni Venti dell'Ottojceaito, i nobili di rado furono assunti. E ciò nonostante il fatto che, ancora all'inizio del secolo XIX, gran parte dei funzionari statali della Toscana appartenessero alla nobiltà. Ora però i patrizi furono allontanati programmaticamente dall'am­ministrazione, e sostituiti da uomini di origine borghese che avevano rice­vuto la loro formazione giuridica nelle università di Siena o Pisa. Nei mini­stèri centrali dello Stato, ad esempio, diminuì il numerò dei nobili tra 0 personale amministrativo, dal 59,9 nel 1815 al 15,1 nel 1858.
In modo decisamente più forte, però, la nobiltà fu colpita dalla cre­scente centralizzazione delle amministrazioni locali. La presenza attiva nei comuni faceva parte, infatti, del nucleo centrale della concezione che le famiglie nobiliari toscani avevano del loro proprio ruolo politico. I comuni, che ancora nel periodo napoleonico avevano rappresentato per la nobiltà una importante base di potere locale, nell'epoca della Restaurazione furono sottomessi a im:''forte controllo da parte dei funzionari dell'apparato cen-trale* e sottratti quasi completamente all'infiuenza della nobiltà"-fondiaria e della sua clientela locale. Dal 1814, inoltre, i gonfalonieri non furono più eletti dal consiglio comunale, ma nominati dal Granduca. Questa misura ebbe conseguenze estremamente negative per la nobiltà perché, dalla metà degli anni Venti dell'Ottocento, Leopoldo II nominò sempre meno spesso membri delle famiglie patrizie locali. Benché i nobili continuassero a consi­derarsi i naturai leader dei loro comuni, il principe preferì un personale amministrativo di origine borghese, ligio a lui e ai funzionari dirigenti del-ramministraziòne centrale.23)
Che il patriziato nell'epoca del Risorgimento fosse entrata in una sorta di crisi d'identità politica, dipendeva inoltre dal fatto che Leopoldo II attuò una politica di nobilitazione che, affiancando la sua politica amini ni-sttativa di centralizzazione, contribuì a un'ulteriore perdita di prestigio per il patriziato. Dall'inizio degli anni Trenta dell'Ottocento Leopoldo II pertanto nobilitò soprattutto dei funzionari, come ha evidenziato l'analisi degli atti
22) G. PANSINI, / mutamenti nell'amminlstmòne della Toscana durati te la dominatone napoleonica, in La Toscana nell'età rivoluzionaria e napoleonica, a cura di 1. ToGNARiNl, Napoli, 1985, pp. 553-579 e l'articolo ancora molto utile di A. AQUARONB, Aspetti legislativi della restaurazióne toscana, in Rassegna storica del Msorgìmento a. 43 (1956), pp. 3-24.
) ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE, Sedane di Prato (da adesso ASFP), Archìvio Vaj, l 182, Giuseppe Vaj a Francesco Ccrnpini, Prato, 30 giugno 1847.