Rassegna storica del Risorgimento

Risorgimento. Storiografia
anno <2001>   pagina <35>
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Nobiltà nazione 35
ca, che aveva perduto durante il processo di modernizzazione a cui era stata sottoposta l'amministrazione statale; ciò avrebbe dovuto avvenire mediante la decentralizzazione amministrativa e mediante una costituzione censuaria come garante dei diritti della classe fondiaria alla partecipazione politica. Il liberalismo nobiliare e il moderatismo, dominato da esso quasi completa­mente, costituivano in un certo modo una rivolta del patriziato contro l'ordinamento statale centralizzato perseguito dalla monarchia ammi­nistrativa asburgo-lorenese.
Negli anni Venti dell'Ottocento la critica dei patrizi era ancora diretta contro l'opprimente censura, vigente nell'epoca della Restaurazione, e contro il sistema delle spie costruito dal ministro di Stato Fossombroni; poi, negli anni Trenta, soprattutto contro i funzionari borghesi dell'amministra­zione centrale. I funzionari statali d'origine borghese furono derisi dai patrizi come peste dei funzionari pubblici oppure come carnefici mitìi steriali. Ripetutamente riemerse l'accusa che i funzionari, diversamente dai proprietari fondiari, non erano interessati al bene pubblico, e che badavano esclusivamente agli interessi della casta burocratica.: La critica alla buro­crazia da parte dei patrizi moderati non si limitò, però, a tali polemiche contro i funzionari, perché l'obbiettivo ultimo della loro opposizione contro la monarchia amministrativa era il rapporto tra amministrazione centrale e comunale. Con metafore prevalentemente organologiche i patrizi sostene­vano, che la vita primordiale dei comuni era stata soffocata dalla mac­china morta della burocrazia centralistica .2 Sulla base di queste riflessioni, il programma politico del moderatismo degli anni Quaranta mirava alla decentralizzazione dell'ordinamento amministrativo, che avrebbe dovuto ridare maggiori libertà ai comuni. Tale rivendicazione, diffusa a partire dal 1847 anche dagli organi di stampa dei moderati, fu di grande importanza perché, secondo l'opinione dei patrizi, l'introduzione di una costituzione liberale avrebbe dovuto basarsi su vasti diritti di autonomia locale dei proprietari fondiari. Anche la politica costituzionale dei moderati durante la rivoluzione dei 1848-49 poggiava su tale convinzione. I teorici moderati, richiamandosi alle tradizioni repubblicane della nobiltà toscana, attribui-
27) Gino Capponi a Giuseppe Pucci, Firenze, 10 aprile 1825, in Lettere di Gino Cappo­ni e di altri a luì, a cura di A. CARRARESI, Firenze, 1882, voi. I, p. 197; Gino Capponi a Niccolò Tommaseo, Firenze, 21 marzo 18M* in afteggio inedito M Niccolò Tommaseo <t Gino Cappotti, Bologna, 1911, voL I, p. 107,
28) BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE DI FIRENZE (d'ora in poi BNCF), Carte Cappo­tti, b. 3DCV, f. 12, Gino' Capponi, Appunti sulla Toscana (1769-1848); ASFP, Archivio Vaj, f. 181, Giuseppe Vaj, Annuale rapporto al Soprintendente Generale delle Comunità, Prato, 31 dicembre 1844.