Rassegna storica del Risorgimento

Risorgimento. Storiografia
anno <2001>   pagina <37>
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Nobiltà e nazione 37
primavera del 1848 aveva largamente determinato l'arena politica della To­scana, età saldamente controllato dalla nobiltà.
Gli indirizzi politici del moderatismo furono discussi nei salotti aristo­cratici dei palazzi gentilizi, e decisi da un ristrettissimo gruppo dirigente costituito dai patrizi. L'approvazione delle loro deeMbni, da parte della nobiltà moderata, era assicurata da una fitta rete di relazioni parentali. Il liberalismo nobiliare costituiva, per così dire, una solida federazione politica di famiglie nobili, nella quale lo stretto e sacro cerchio della famiglia e i dolci legami della parentela servivano, come commentò il marchese Carlo Torrigiani durante la rivoluzione del 1848/49, da efficace arma contro il fanatismo soverchiarne e la sacrilega mano devastatrice del movimento democratico.34) In questo retaggio solidale venivano integrati, di norma, anche i moderati borghesi, ad esempio attraverso legami matrimoniali, o instaurando rapporti clientelari con avvocati, medici, ecc.; a tale retaggio non poteva sottrarsi neppure un moderato eccellente come l'avvocato Vincenzo Savagnoli, rimasto sempre un cliente leale di Bettino Ricasolì. Come si evince dall'analisi delle biografie politiche dei moderati borghesi, appartenenti 'Assemblea dei Rappresentanti del 1859, quasi la metà di costoro era legata da rapporti clientelari in maniera tale da esserne condi­zionati anche politicamente. La nobiltà controllava, inoltre, non solo molte­plici associazioni libere della Toscana (come le società di mutuo insegna­mento degli anni Venti) e una serie di accademie scientifiche (fra queste la famosa Accademia dei Georgofi/i), ma anche la stampa dei moderati, fonda­mentale per la formazione dell'opinione politica a partire degli anni Qua­ranta.36) Il moderatismo toscano costituiva, dunque, la rappresentanza politica degli interessi della nobiltà secondo le condizioni dell'assolutismo tipico dell'età del Risorgimento. Per questo motivo il movimento moderato toscano si opponeva all'ordinamento amministrativo centralistico della mo­narchia amministrativa e mirava a una rifondazione del dominio politico del patriziato mediante una riforma costituzionale liberale e moderna, istituzio­nalizzando in questo modo il conflitto politico fra nobiltà e Stato accentrato della monarchia burocratica. La creazione di uno Statò nazionale invece non fu, originariamente, tra gli obbiettivi più importanti dei patrizi moderati e del moderatismo toscano.
3*> GABINETTO G.V. VIRUSSKUX, ARCHiftfièoNTEMPORANEO, Carte Enrico Mayer, 8, Carlo Torrigiani an Enrico ftdayer, Firenze, 9 marzo 1849.
39 Vedi ad esempio la lettera di Bettino Ricasoli a Vincenzo Salvaglieli, Firenze; 5 lu­glio 1843, in Carteggi di Bettino Rimo/i, Roma, 19-wl I, Dj.341.
fj) G. DiSEROiNl, Considerazioni sul governo>. i1 ali moderati nell'età della Restaurazione, in U Risorgimento (1994), pp. 163-188.