Rassegna storica del Risorgimento
Risorgimento. Storiografia
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2001
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Thomas Kroll
V. La nobiltà liberale toscana e la questione nazionale
Ancora alla vigilia della rivoluzione del 1848, la concezione della nazione da parte dei nobili moderati nel Granducato della Toscana ebbe un carattere prevalentemente culturale. Secondo essi, l'idea di una nazione degli Italiani era riconducibile alla sola esistenza di una lingua e una lettera-tara comuni. Per via di questa cultura italiana, disse ad esempio Capponi, sì età sviluppato, tra gli eruditi delle diverse regioni italiane, un sentimento di appartenenza nazionale.37) Tale convinzione rimaneva dominante quando all'inizio degli anni Quaranta molti patrizi recepivano gli scritti di Gioberti e di Balbo. Anche successivamente la loro idea della nazione non era affatto fondata su chiare concezioni politiche o addirittura su concreti piani per la creazione di uno Stato nazionale. Questo panorama cambiò lentamente verso la fine dell'anno 1847, quando i patrizi moderati, sotto la pressione della stampa democratica, cominciarono a considerare la questione nazionale come U problema centrale dell'epoca. Alle rivendicazioni dei democratici per uno stato nazionale italiano essi contrapponevano, ancora con riluttanza, alcuni loro piani per la soluzione della questione nazionale. Questi piani si concretizzarono, però, solo quando il movimento nazionale, dopo l'avvio della guerra di liberazione nel marzo 1848, prese considerevole slancio anche in Toscana. Ora i patrizi vedevano nel movimento nazionale una minaccia così grave per i loro progetti antiburocratici che si sentivano costretti a sviluppare un programma nazionale concreto. Tale programma ebbe un carattere difensivo e, al contempo, strumentale.
Il piano dei moderati di fondare una federazione delle monarchie costituzionali italiane sotto la guida del Papa avrebbe dovuto frenare la dinamica del movimento democratico e nazionale e garantire la preponderanza del moderatismo in Toscana. Allo stesso tempo però, la federazione nazionale degli Stati serviva a mantenere l'autonomia della Toscana, perché secondo i patrizi solo in questo modo sarebbe stato possibile portare a termine il programma riformista diretto contro la burocrazia centralizzata. Per tale motivo i piani per la creazione di uno Stato nazionale unitario, di qualunque provenienza, trovarono ben poca accoglienza tra i patrizi. I moderati toscani si dimostrarono piuttosto riservati verso lo stesso Re piemontese Carlo Alberto e la sua campagna contro PAustria, perché temevano, in caso di vittoria, la formazione di uno Stato nazionale sotto la dinastia del Regno di Sardegna, e l'introduzione nella Toscana delle strut-
37} G. CAPPONI, Ttrtfp discorso intorno alta lingua italiana fi 831], iti Seffrtt editi nd inediti M -Gim -Capponi, a cura di M. TÀBARIUNJ, Firenze, 1877, voi. 1, pp. 259-271, p. 266; Io., Pensieri sull'educazione, ivi, pp. 272-334, in particolare p. 288.