Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Garibaldini. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <50>
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5 Kerstin Ptittgen
Regno e persino negli altri Stati italiani. Meno note, ma numerose furono le piccole composizioni letterarie dal tono leggero, buffo, spesso sotto forma di dialogo, quasi sempre in dialetto. Sembrano scritte di proposito per Cóffl pletare gli sforzi di Don Michele. La tanta festeggiata costituzione rimaneva per molti un qualcosa di piuttostOènigmatiGO. La battuta standard nei diversi opuscoli dialettali riguardava un popolano cine non aveva mai sentito1 questa parola, e non sapeva nemmeno pronunciarla bene, parlando di Crostrituzione e simili storpiature. Qui entravano in gioco persone come Don Michele che esemplificavano i concetti e aprivano, Con il loro atteggia­mento buffo e spiritoso, una grande campagna pubblicitaria. La costituzione veniva ridotta a slogan facili e stereotipi come <<-'ò;ta siamo tutti, fratelli .
Ma il nemico da combattere non era soltanto l'ignoranza. Il termine di costituzione era legata alle esperienze poco propizie del 1820/21 oppure del 1799; anche se per la maggior parte della gente non rappresentava più un'esperienza personale, costituiva tuttavia un dato precario nella memoria collettiva. Gli opuscoli si rivolsero contro quelli che su questa base affer­mavano che la costituzione sarebbe durata poco; e per dimostrare l'incom­parabilità degli avvenimenti passati con quelli presenti, sottolinearono la genesi e la portata nazionale del movimento, il consenso generale, l'armonia dei principi religiosi con quelli politici e la nuova situazione europea non più avversa. L'incomparabilità venne confermata dalla poesia Ncopp'a le predeche a lo puopolo de D. Michele Visc/iso,28). nella quale però si intravede ancora un altro elemento: le tensioni che emanavano creale dalle: folle riunite in piazza, in un'atmosfera forse non più rivoluzionaria, ma resa ancora precaria dalle varie incertezze. Dal ceto medio in su serpeggiava la paura di diversi potenziali pericoli: che le masse potessero o cercare di ritornare all'assolutismo, o continuare una loro rivoluzione, o semplicemen­te dare inizio ad una specie di carnevale fuori stagione con atti di violenza a-politici. Viscuso assunse il ruolo di mediatore, predicando la costituzione a quelli che non avrebbero mai avuto la possibilità di eleggere un deputato.
Addirittura l'ambasciatore austriaco parlò di Viscuso in un suo rappor­to a Mettermeli,29J descrivendo come questo fosse impegnato a prevenire, o a calmare, una situazione pericolosa, causata dal generale eccitamento, e sottolineando la sua influenza sul popolo riconosciuta anche formalmente
28) Ncopp'a le predeche a lo puopolo de D. Michele V'iscuso. Oliavano 4e Giulio Genoìno urine il 21 febbraio 1848, in L'Aurora Sefosga- dt.; È frnuto lo riempo de la scogna,/ Guè chiù non torna lo novantanovcl .
29) Schwarzenberg a Mettemich, Napoli 18 febbraio 1848, in R. MOSCATI, Appunti * documenti sui rapporti austro-napoletani alla vigilia del '48, in Annuario del li. Istituto Storico Italiano per l'età moderna e contemporanea, a. IV (1938), pp, 95-162, qui p. 148.