Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Garibaldini. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <53>
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Il discorso pubblico sulle Cmtììtmoni del 1848 53
materie politiche. Forse era questo il motivo per cui non si presupponeva di avere dei lettori completamente; incolti. Nel migliore dei casi i catechismi servivano come manuale agli istruttori del popolo, come pensava il Gar-ruba. Altri scritti cercavano di colmare l'abisso servendosi di paragoni un po' singolari, come quelli usati da Don Michele, ma accompagnati da definizioni e spiegazioni più adeguàte. Tutto ciò, però, non metteva a tacere il frequente grido di Abbasso la costituzione .40)
Il grido di Viva la costituzione napoletana si alzava, invece, negli Stati di Carlo Alberto, Leopoldo II e Pio IX, determinando così l'andamento degli eventi e delle discussioni. Prima di dedicarci ad alcuni aspetti partico­lari dei discorsi giuridico-politici o pedagogici pronunciati da Torino a Roma, vorrei evidenziare l'indole delle attività celebrative che fu un tratto comune nei tre Stati. Non solo le manifestazioni violente, soprattutto nei noti centri di agitazione politica, ma anche le iniziative della frazione mode­rata con meccanismi più sottili metteva i principi alle strette senza infrangere il tacito patto di non-belligeranza a cui si erano sottomessi volontariamente. I noti e numerosissimi banchetti del periodo riformistico trovarono la loro continuazione nelle feste costituzionali. Prima si festeg­giava la costituzione napoletana, oppure quella di un altro Stato italiano precedente alla propria. Ciò non piacque ai governi, ma un laissefaire sembrava Tunica possibilità. I diversi giornali notarono minuziosamente i nomi di tutti i comuni che cantavano ìl Te Deum. Non si trattava di sola gioia altruistica; sia le feste che la loro percezione pubblica marcavano, inoltre, una chiara manifestazione dei propri desideri. E non ci si limitò alle sole notizie italiane, quasi ogni giornale celebrò anche la nuova costituzione danese concessa in quegli stessi giorni. Si trattava sicuramente di un evento di qualche rilievo politico nel contesto europeo, ma perché parlarne in vistose lettere maiuscole? Il fatto, che la parola tabuizzata di costituzione risuonasse altamente negli spazi pubblici, aumentò la pressione sui propri sovrani e creò quel clima giudicato irresistibile. Il gonfaloniere fiorentino Rìcasoli promosse una festa motivandola còsi: Lo Statuto degli Stati Sardi è uno Scudo e una Spada, è salute d'Italia tutta, e dev'essere gioia nostra, non solo fraterna ma nostra.41) Alla festa parteciparono tutte le autorità ecclesiastiche e amministrative inclusi tutti, i Sinistri di Stato. Il giornale La
*9 Come per esempio l'opuscolo anonimo ha féwtìtMyone. Scrìtto popolare, [Napoli], [1848].
4Q) Vedi le relazioni diplomatiche del 31 gennaio1 e del 6 febbraio 1848 riportate da R. QUAZZA, // governo napoletano nei primi due mesi del 1848 (da fonti sabaude), in Rassegna storica del Risorgimento, a. XXIX (1942), pp. 207-230; pp. 327-370, qui pp. 359-363*
*'> Fìmiw TI febbraio, in La Patria, 12 febbraio 1848. L'articolo è firmato dalla dire­zione di cui 'faceva parte anche Rìcasoli.