Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Garibaldini. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <54>
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Patria ne dedusse poi che esso era pegno- della simile istituzione che ha diritto d'attendere la Toscana, la quale non può non aver comuni le sorti coi Piemonte, non avere le sorti italiani . Similmente la pubblica discussa ne sulla costituzione napoletana,, cioè prima le varie voci sulla sua indole, poi la diffusione del, testo e i commenti relativi nei diversi giornali della penisola, non poteva essere letta che come esortazione alla concessione di una costituzione per il proprio paese.
Queste feste si svolgevano secondo uno schema fisso con illumina­zione generale, messa solenne, e impressionanti cortei*42) Tutto sanzionato e spesso anche promosso dalle, autorità comunali. Lo scenario *jsi ripeteva, una volta emanata la propria costituzione. Gli spettacoli dovevano rappresentare un dignitoso contrappunto a possibili eccessi e riuscivano davvero ad occu­pare lo spazio pubblico per qualche tempo;, eon una messa in scena .che copriva le differenze sociali e politiche. Un foglio volante, pubblicato a Pistoia il 12 Febbraio 1848, esortava i concittadini in questo senso:
Canti e luminarie manifestino la nostra vittoria* attestino la nostra gratitudine al Principe immortale, che riconoscendo in noi un diritto dato da Dio, .spontaneo proclamò la nostra indipendenza. Nobili e Plebei* Secolari ed Ecclesiastici si dieno Pàmplesso di pace, si stringano più forti in un solo volere, nel santo amor della patria. Cessi, per le viscere di Dio, deh! cessi e per sempre qualunque gara, qua­lunque discòrdia fosse nata fra noi anche per fini generosi nei giorni decorsi >*
In occasione di queste feste si pubblicavano spesso anche delle poesie costituzionali, ma in confronto con il genio napoletano ben poche. Negli Stati di Carlo Alberto, Leopoldo ET e Pio DC si continuava semplicemente con gli stessi inni di incitamento che avevano perseguitato i monarchi fin dall'inizio del periodo riformistico. I canti per l'amnistia papale o le diverse riforme si distinguevano poco da quelli per gli Statuti. Ben chiaro in una strategia che interpretava le costituzioni ormai come il naturale punto d'approdo dello stesso movimento riformistico! Lo stesso vale per la mag­gior parte dei discorsi commemorativi tenuti nelle scuole, università, nelle chiese, e durante le feste comunali.
In seguito alle novità napoletane si riunì a Torino il Consiglio di Con­ferenza, per discutere se ora si dovesse dare una costituzione anche al
42ì Sulle feste in generale vedi C. TACKE, 'Piste der Revolution in DattscbUnd und Ita-/;>//, in Europa 1848. Revolution und Re/or///, a cura di D. DOWE, H.-G, HAUPT, D. LAN-GEWffiSCHB, Bonn, 1998, pp. 1045*1088. Vedi anche li* NASTO, Le feste ciìiffra Roma
/re//'OHoe?to, Roma, 1994.
4 Un esemplare sì trova io BSMC, MPB1/4,