Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Garibaldini. Secolo XIX
anno
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2001
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pagina
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60
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mondo è mondo . Leopoldo II, che non si distingueva proprio per la sua risolutezza, stavolta non lasciò molto tempo ai suoi sudditi per avviate altri discorsi costituenti. Il proclama di Carlo Alberto fu la spinta decisiva non solo per la promulgazione della costituzione in quanto tale, ma anche per la-sua forma. Esso indicava come modello il sistema francese, che del resto era subito applicabile, o meglio, decretabile da un giorno all'altro, perchè non occorreva inventarne ancora i dettagli. Si proclamò rapidamente il testo definitivo che fissava appunto il possesso, la capacità, il commercio e l'industria come requisiti per gli elettori, e che teneva conto della rivendicata libertà di coscienza. La questione della religione di stato era diventato l'argomento di una vivacissima discussione nei giorni precedenti, durante la quale l'indignato arcivescovo di Firenze si era rivolto all'opinione pubblica tramite una dichiarazione. Tale discorso continuò dopo la promulgazione dello statuto tra i rappresentanti della Sante Sede ed il governo toscano intorno alla tolleranza religiosa troppo eccessiva secondo il punto di vista della Chiesa cattolica.65) Ma del resto il basso clero non si opponeva, come ci conferma un prete che in un suo scritto esortava i parroci tutt'al contrario a utilizzare la loro influenza sul popolo per istruirlo.66)
Nel frattempo erano già uscite le prime opere educative. Un opuscolo anonimo indirizzato al popolo si impegnò, con parole che ormai ci suonano familiari, per spiegare che cosa fosse questa costituzione, di cui si parlava tanto e dappertutto.67) Anziché, però, offrire il consueto panegirico al sovrano generoso, si metteva in evidenza che la spontaneità della concessione fosse una finzione, forse utile, ma pur sempre una finzione. Inoltre, si raccomandava esplicitamente il modello belga, che prevedeva la seconda camera elettiva e il suffragio universale. Nella Toscana; già da qualche tempo terra prediletta della stampa clandestina, le voci democratiche in quei giorni erano ancora in minoranza, ma nemmeno allora furono sopraffatte completamente dai narcotici evviva-.
Anche in Toscana prevalsero, in una prima fase, le voci moderate. Emanata la costituzione, si pubblicavano gli stessi catechismi, discorsi esplicativi e commemorativi come li abbiamo già incontrati altrove. Antonio Zobi per esempio scrisse un Catechismo costituìonakm) Chi si è già occupato della Toscana, conoscerà l'autore dalla sua Storia àmie, sicché non sarà
J Vedi le relative lettere in N. BIANCHÌ, Storia documentato delia diplomazia in Italia dall'anno 1814 all'anno 1861, voi. V, Torino/Napoli, 1869, pp. 437 e segg.
j P. PREZZOLINE La costituzione e il clero, Firenze, 1848.
67> La Costituzione. Parole al popolo, Firenze, 118481- Citato anche da A. CHIAVISTELLI, Toscana costituzionale cit., p. 352.
fà) A. ZOBf, Catechismo costituzionale, Firenze, 1848.