Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Garibaldini. Secolo XIX
anno
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2001
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63
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// discorso pubblico sulle Costituzioni del 1848 63
dopo la promulgazione dello Statuto romano, non dovevano quindi esorcizzare esperienze negative o paure del tipo napoletano. La maggior parte di essi si gettò subito sulla questione delle elezioni Una pedagogia costituzionale a Roma non fiorì già nel marzo del 1848, ma doveva aspettare-la Costituente per dare frutti. Per il momento invece la Rivoluzione in Francia e, soprattutto, la guerra imminente spostavano il fulcro dell'interesse pubblico. La fiduciosa convinzione di trovare il rimedio definitivo deperì di fronte a una realtà molto meno armoniosa. Dopo l'allocuzione del 29 aprile, che distrusse l'immagine neoguelfa di Pio IX, i dibattiti presero un'altra direzione.
Il discorso pubblico quarantottesco sulle costituzioni si svolgeva su va-ri livelli. Insieme comprendevano tutte le fasce della società, da quelle che dovevano essere convinte che costituzione non avesse niente a che fare con costipazione -fino a quelle che si candidavano alle prime cattedre di diritto costituzionale. Si parlava di costituzione dappertutto: nei giornali, negli opuscoli a quattro soldi, nelle opere scientifiche, nei fogli volanti, sulla piazza o in chiesa. Ma con intenzioni diverse. Una buona parte del discorso si rivolgeva contro gli spettri del passato, delle esperienze costituzionali fallite, degli eventi rivoluzionari che avevano capovolto l'intera società. Ora la costituzione non doveva portare ad ulteriori eccessi, ma anzi fungere daJ sedativo. Poiché l'immagine di un sovrano vinto ed indebolito sarebbe stata piuttosto controproducente, la costituzione - cioè il segnB visibile della capitolazione veniva interpretata come simbolo di una nuova legittimazione. Se prima il grido Viva la costituzione aveva significato per certi versi anche Viva la ribellione, ora voleva dire Viva il Re. Conosciamo bene il significato ideale che lo Statuto Albertino assumerà negli anni futuri, e specialmente nell'Italia unita, quando esso diventerà tra l'altro il simbolo dell'egemonia piemontese e dell'identificazione con la dinastia sabauda.76) Le prime feste costituzionali del '48, cioè quelli con cui i piemontesi* ii.toscani ed i romani festeggiarono la costituzione napoletana, aumentarono visibilmente la pressione sui propri governi. Con le feste, invece, che seguirono, e che celebrarono le rispettive costituzioni, si cercò di coprire ogni dissenso. Nel 1848 lo Statuto sardo e il suo firmatario non furono gli unici a suscitare una messa in scena che oltrepassava i soli aspetti giuridici In considerazióne di ciò non sorprende l'accentuata noncuranza della maggior parte dei nostri scritti per la differenza fra Statuto e costituzione. Noi non
7f<) I PoRClANI, La festa della nazione. Rapprerentaijone dello Stato e spasq sociali nell'Italia unita, Bologna, 1997.