Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Garibaldini. Secolo XIX
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2001
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64 Kerstin Pvttgen
faremo mai questione di nome, purché vi sia k cosa. Infine, ognuno sapeva bene che gli Statuti non erano stati promulgati a del sereno.
Le costituzioni marcavano un punto d'arrivo, ma anche un punto di partenza. Un'ambiguità che influenzava anche il relativo discorso pubblico, facendolo oscillare tra inni di passiva devozione e attiva collaborazione orientata al futuro. Ho accennato ai vari tentativi di partecipare alla discussione relativa all'attuazione delle promesse costituzionali. Benché le costituzioni fossero elaborate senza il concorso dei. sudditi, il lavoro costituente era generalmente accompagnato da un vivace discorso pubblico dei cittadini, E spesso si trattava di un discorso costituente, un tentativo di influire sulle decisioni dei governi. Un discorso forse non, non sempre, ascoltato dai governanti, ma un discorso attivo sotto il segno del nuovo -patto confermato solennemente ad alta voce in ogni occasione. E proprio per la novità del patto,,, parecchi autori cercavano un'ulteriore legittimazione risalendo alle proprie radici. .Alle soglie di un'era nuova i discorsi in tutti i paesi si richiamavano alle tradizioni proprie, appena superate con le nuove leggi fondamentali: al 1820/21, a Pietro Leopoldo e ad un sistema costituzionale della curia romana medioevale. Ciononostante, fu ritenuta indispensabile, per vari motivi riguardanti la politica interna ed estera, la maggiore conformità possibile delle Carte italiane.
Le discussioni pubbliche, svoltesi con questa intensità e chiarezza solo sul punto d'arrivo, cercavano anche di inventare spontaneamente una maturità costituzionale che non esisteva, e non era neanche stata preparata, a livello teorico, in modo sufficiente. Dopo la concessione delle costituzioni veniva riempito almeno un certo vuoto pubblicistico. Abbiamo visto che alcune opere educative, promettendosi fin dai titoli Fistruzione popolare, avviavano in verità un discorso indirizzato soltanto alla ristretta cerchia dei potenziali elettori ed alla classe colta. Ma all'insegna del paternalismo troviamo anche tentativi di una pedagogia costituzionale che operava con opuscoli a prezzi economici e con un linguaggio semplice per diffondere i nuovi contenuti politici tra quelli che non ne avevano familiarità. A prescindere da una fredda educazione politica, ci voleva però anche un'identificazione generale, un'adesione emotiva, al nuovo sistema costituzionale. Ma i pezzi di carta non hanno prodotto la stessa emozione generale suscitata dal tricolore e dalla guerra.
KERSTIN POTTGÈN
"") Firtn 12 febbraio., in La -Patm, U febbraio 1848.