Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Argentina. Emigrazione. Secoli XIX-XX
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2001
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70 Georg Christoph Befger Waldenegg =
di credere che altri rapporti, ancora giacenti nell'Archivio di Stato di Venezia, assumano un tenore sostanzialmente diverso. Altri relatori manifestavano giudizi ottimisti ovviamente soltanto per soddisfare attese reali o percepite come reali dei loro superiori. Non è da escludere completamente che nessuno dei relatori fosse in grado di percepire il vero stato d'animo della popolazione di capire che in verità almeno certi gruppi, pur essendo insoddisfatti con Vienna non per questo sarebbero stati pronti a sventolare la bandiera italiana se si fosse offerta l'occasione buona per liberarsi dal presunto giogo austriaco. Ma lo storico, nel suo tentativo ài spiegare eventi del passato piuttosto complessi, deve accontentarsi sempre non di certezze, ma di plausibilità.
Ciò vale pure per quanto riguarda le memorie relative ai mezzi adatti per compiere la sperata pacificazione. Detto in poche parole, al proposito regnò una grande incertezza, pure riguardo al presunto programma moder-nizzatore: già l'uso del termine programma può suscitare una impressione erronea. È più adeguato parlare di un'intenzione, forse condivisa da tutti i membri del governo, ma mai messa a punto sistematicamente. Ciò fu impedito già da divisioni politiche e gelosie regnanti in seno al governo. Inoltre si vede che almeno le proposte elaborate riguardanti specialmente il Lombardo-Veneto furono quasi tutte di carattere esclusivamente difensivo. Esse miravano a evitare il peggio,, ma non contenevano elementi, per così dire, costruttivi e lungimiranti.
In modo particolare questo fatto viene evidenziato da un'analisi delle proposte fatte dai fautori della continuazione di un regime duro. Come scrisse una volta Radetzky, continuando il regime della spada anche i più decisi secessionisti si sarebbero ben guardati dal proseguire le loro aspirazioni sovversive. Ma, ovviamente, il presunto salvatore della patria ed altri come lui sostennero una tale linea non tanto perché credevano che in tal modo potesse avvenire la pacificazione quanto perchè avevano perso ogni speranza di una pacificazione con metodi, diciamo, più civili. Di più vollero mantenere le loro posizioni di potere.
Anche il sequestro fu frutto di una linea politica dura. L'opportunità di questo provvedimento quasi sin dall'inizio suscitò" vive polemiche, e non soltanto tra i nobili direttamente colpiti, soprattutto nel Piemonte. A Vienna si notarono presto le sue ripercussioni negative sulle relazióni coll'estero, più che altro con Torino, ma anche con Parigi e Londra. Per di più alcuni responsabili, tra cui si noti bene anche il ministro della giustizia, lo ritennero una misura non coperta dalla legislazione austriaca. Sorse anche il dubbio - - divenuto presto certezza se il sequestro avesse gli effetti interni politici desiderati: al momento della sua imposizione fu inteso come