Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Argentina. Emigrazione. Secoli XIX-XX
anno
<
2001
>
pagina
<
71
>
L'Austria e /'Italia dopo la tjpoluione del 1848 71
una severa e giusta lezione impartita alla nobiltà Doveva pure mostrare che il governo si sentiva abbastanza sicuro in sella, che non temeva reazioni indomabili. Nello stesso tempo si voleva assicurare che anche a lunga scadenza la nobiltà si guardasse bene da seguire alcuna direzione politica sovversiva e rivoluzionaria. Insomma, il sequestro fu inteso come un mezzo per addomesticare finalmente la nobiltà; ma Vienna si rese lentamente conto della vanità di questa speranza e delle ripercussioni negative del sequestro anche sull'umore di certe parti della popolazione non colpita da esso. Dunque, cominciò ad eliminare gli elementi del provvedimento considerati più odiosi. Non a caso l'abolizione definitiva avvenne in occasione del viaggio monarchico. Questo atto doveva apparire come un atto di grazia imperiale, ma pare che persino Francesco Giuseppe abbia avuto sufficiente senso realista per capire che molti sudditi l'avrebbero percepito come un semplice movimento propagandistico.
Ciò detto ho già toccato il viaggio imperiale. Sui motivi della sua effettuazione i pareri degli storici discordano. Secondo Mazohl-Wallnig si sperò di realizzare finalmente la pacificazione del paese. Per altri ci si sarebbe già accontentati di un miglioramento graduale dell'atmosfera. Considerate le fonti, quest'ultima interpretazione convince di più. Persino le attese del sovrano furono contenute, sebbene arrivasse con diverse concessioni di tipo finanziario, fiscale, culturale, per non parlare dell'accennata abolizione del sequestro, la proclamazione di un'amnistia generale per i condannati politici e la nomina di Massimiliano come successore di Radetzky, un provvedimento simbolizzante la fine definitiva del governo della sciabola. Certamente l'imperatore con queste concessioni volle manifestare la propria volontà di dimenticare il passato, di voltare, in un certo senso, pagina. Ma esse neanche sfioravano le richieste essenziali sollevate almeno dagli ambienti locali più politicizzati, cioè un'autonomia maggiore del Lombardo-Veneto o persino una sua semi-indipendenza, ammettendo soltanto un collegamento con Vienna tramite la persona del monarca e del suo rappresentante in luogo. E naturalmente non soddisfarono le speranze dei fautóri di uno staccamento totale di queste due regioni dall'Austria.
Mi resta, infine, da discutere il domìnio di Massimiliano, la fase della storia neoassolutista nel Lombardo-Veneto meglio conosciuta, sebbene ancora oggi bisogna rivolgersi ad un saggio risalente agli anni trenta, del tutto insoddisfacente. Comunemente si sostiene che forse coll'arrivo dell'arciduca potesse essere arrivata l'occasione per capovolgere la situazione politica. Questa tesi sta in aperta contraddizione con la menzionata tesi dell'inevitabilità della perdita del Lombardo-Veneto. Prescindendo da questo fatto, si può dire che indubbiamente in un primo momento l'atmosfera