Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Argentina. Emigrazione. Secoli XIX-XX
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2001
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72 Georg Christoph Merger Wahlenegg
migliorò. L'arciduca ebbe, dunque, ragione a mostrarsi ottimista di fronte-al suo fratello. Ma aveva, altresì, ragione a esprimere presto crescente pessimismo, quando, al più tardi a partire dall'estate del 1858, si alzarono nuvole sempre più scure sull'orizzonte politieo, nonostante il fatto che fu appagata tutta una serie di desideri locali nei più vasti settori. Questo sviluppo negativo viene in parte anche attribuito al ravvicinamento tra Torino e Parigi, che incoraggiò molti abitanti nella loro speranza di poter in qualche modo finalmente realizzare la fusione col Piemonte o anche soltanto la creazione eli uno stato indipendente. Ma di sojito viene sottolineato soprattutto il fatto che neanche sotto Massimiliano tu concessa almeno una parte delle accennate richieste di natura politico-costituzionale.
Questa interpretazione mi pare discutibile per due ragioni: da un lato Vienna per precisi' motivi ideologici aveva poca scelta a proposito; dall'altro lato, non è detto che per esempio l'intronizzazione di un viceré avrebbe veramente cambiato il corso della storia, come sembra credere la Mazohl-Wallnig, secondo la quale ùtìà strategia di potere mirante al consenso [...] avrebbe dovuto conseguentemente portare ad una intronizzazione di un re e viceré.12)
Per chiarire questi due punti mi siano permesse alcune riflessioni sulla scorta di due altri aspetti importanti del neoassolutismo, la colonia e la cosiddetta Natiotialanleibeì cioè il prestito nazionale emesso nell'estate del 1854. Per quanto riguarda la colonia, a Vienna si prese in considerazione l'abolizione di questo sistema per paralizzare i signori, come disse l'arciduca Giovanni,13) nonché a soddisfare eventuali attese di una cospicua parte della popolazione. Forse sarebbe stato possibile costruire o rafforzare in questo modo un legame di quasi affettuosa gratitudine dei contadini nei confronti dell'imperatore, vanificando nello stesso momento tutte le previsioni che le masse si sarebbero un giorno ribellate contro Vienna. Però fu mantenuto lo status quo che tra l'altro stette in contrasto colla liberazione completa dei contadini effettuata nel resto dell'impero misura affatto, mo-dernizzatrice intesa, nel senso neutrale della parola. Si temette un estranea-mento totale della grande proprietà. Ciò mostra quanto Vienna ritenesse importante la nobiltà, anzi lo ritenesse il ceto più importante. Però, mostra pure come il governo fu prigioniero di una specie di circolo vizioso perché,
12) B. MAZOHL-WALLNIG, Òsterreichischer Verwaltungsstaat cit, pp. 366-367.
J Lettera al ministro degli interni, il barone Alexander v. Bach, del 24 febbraio 1851, in H. FRIEDJUNG, Fre/m/k und Gegrier àer BimoriihJ'mmtg in Osi'etnici, in Historìsche Aitf-sà'tqi Vóti Heinrich Frkdjimg, Stuttgart-Berlin, 1919, p. 57.