Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Argentina. Emigrazione. Secoli XIX-XX
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2001
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L'Austria e l'Italia dopò là rivoluzione del 1848 73
simultaneamente, si credette che per attenuare Patteggiamento ostile della nobiltà ci volessero ben altre concessioni che quelle accordate durante il viaggio imperiale.
Il prestito nazionale è un soggetto finora quasi completamente trascurato dalla storiografìa. È al centro del mio progetto di ricerca in generale. L'importanza di quest'impresa per un'analisi del neoassolutismo difficilmente può essere sopravvalutata. Innanzitutto, fu un'operazione singolare sotto diversi aspetti, anche nel contesto europeo. Già la sua dimensione di mezzo miliardo di fiorini superò di gran lunga quelle finora conosciute. Inoltre, a differenza del solito, fu auspicata la partecipazione, pur se su base volontària, non solo delle classi possedenti, ma di tutti, giù fino ai braccianti. Così fece sapere al pubblico l'imperatore stesso nel suo proclama. Non ci fu di gran lunga altra misura, compreso il concordato, accompagnata da un tale sforzo propagandistico per raggiungere il traguardo ambizioso prefisso, A questo riguardo è di particolare importanza che il monarca di persona non esitò a fare senza riserve ai 'sudditi una serie di promesse, alla sola condizione che essi partecipassero in modo sufficiente al prestito. Per quanto c'interessa tra queste promesse spicca quella di un notevole e continuo aumento del benessere materiale e sociale.
Fin qui, per cosi dire, la teoria: la prassi però fu ben diversa. Si prese tutta una serie di misure coercitive per assicurare il raggiungimento dell'importo previsto. Da esse furono colpiti particolarmente l'Ungheria e il Lombardo-Veneto, cioè i territori considerati da Vienna con più sospetto. Già all'epoca si diceva giustamente che il prestito sin dall'inizio fosse stato condotto come un prestito forzato. Le tante fonti indicano senza dubbio che in tutti i ceti ci si rese ben conto di essere stati vittima di un vero e proprio imbroglio premeditato, perpetrato per di più non soltanto dai ministri, ma anche dall'imperatore, la persona cioè che conformemente all'ideologia neoassolutista doveva fungere come simbolo venerato e unificante della monarchia.
Un aspetto, questo, tanto più grave dal momento che l'impresa fallì quasi completamente. Neanche una delle promesse fatte fu realizzata. Per una tale eventualità il consigliere più intimo di Francesco Giuseppe aveva pronosticato una situazione rivoluzionaria. Anche se fu mantenuta la calma, l'umore pubblico si deteriorò in maniera rilevante e continuo. Ne rendono testimonianza numerose fonti, Wee che questa vicenda, travagliando economicamente e socialmente molti abitanti durante I ; resto del neoassolutismo in modo più o meno diretto, si sia scolpita nella memoria collettiva. Se le promesse fatte fossero State mantenute magari a lungo termine ci si sarebbe scordati di quest'inganno. Perché allora il prestito si