Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Argentina. Emigrazione. Secoli XIX-XX
anno <2001>   pagina <74>
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74 ' Georg, Christoph Bttfg?r Waldem
sarebbe veramente potuto dimostrare una cassa di risparmio individuale benefica, come aveva profetizzato iJ monarca. In questo caso la condizione socio-economica di molti forse avrebbe subito un miglioramento, per così dire una modernizzazione notevole e duratura. Sarebbero state, forse, appagate le speranze socio-economiche degli strati non ancora politicizzati e perciò non ricettivi per la vocazione nazionale. Ma probabilmente anche coloro che avevano appoggiato finora passivamente o attivamente l'idea di una secessione avrebbero abbandonata, considerandola una minaccia seria alla persistenza del miglioramento descritto. In fondo, molti sapevano che il Lombardo-Veneto nel suo complesso teoricamente era la parte più ricca della penisola e dell'impero, anche se non quella più avanzata.
Dunque, credo che per Vienna la situazione politica fosse sì molto dif­ficile, ma non fatalmente irreparabile. Non credo ,jneli'in;gyitabilità della perdita del Lombardo-Veneto, né sostengo l'idea di una via senza uscita. E pure concepibile una politica estera diversa di Parigi o una vittoria au­striaca nella guerra dei 1859. E cosa sarebbe avvenuto se Napoleone III o Cavour fossero morti prima di quella primavera? Infine, è immaginabile che il governo avrebbe perseguito un'altra politica: l'imposizione del seque­stro sembrò in un primo momento assolutamente necessaria e giusta, ma abbiamo visto che si sollevarono presto voci chiedenti la sua imme­diata abolizione. E pare che non ci sarebbe voluto molto per realizzarla già molto prima del viaggio imperiale nel Lombardo-Veneto. E forse non ci sarebbe nemmeno voluto più di tanto per cambiare rotta nel sistema della colonia.
Detto ciò bisogna però sottolineare che dalla prospettiva viennese vi fu una cosa inconcepibile, e.sembra questo, in fin dei conti, il nodo della questione. Sin dall'estate del 1849 in seno al governo fu anche discusso se accordare o meno al Lombardo-Veneto l'accennata autonomia politica più grande o persino uno stato semi-indipendente, soluzione che avrebbe anticipato in un certo senso la situazione del 1867 rispetto all'Ungheria. Ora, tali concessioni avrebbero provocato identiche pretese da parte magia­ra, la cui negazione fu giudicata troppo rischiosa, tale da causare un nuovo 1848. Più importante e decisivo: concessioni di questo genere avrebbero implicato la necessità di una svolta intesale della politica interna in generale perchè sarebbero equivalse alla rinuncia al menzionato credo ideologico centrale neoassolutista, cioè al principio centralizzatore, sul quale si cercò di rifondare l'intero stato dopo il 1849.
Ora, se guardiamo al Lombardo-Veneto, bisogna ammettere che il go­verno rinunciò completamente ad attuare questo principio poiché non si