Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Argentina. Emigrazione. Secoli XIX-XX
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2001
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L'Austria e l'Italia dopo la rivoluzione del 148 75
cercò eriamente di germanizzare questa provincia nei settori della cultura è della burocrazia, come fu tentato in tutte le altre parti non-tedesche dell'impero. Alcuni membri della élite governativa furono addirittura favorevoli a rinunciate ad una centralizzazione politica; ma a differenza della questione del sequestro e pure della colonia si trattò di una piccola minoranza e mancano indizi per sostenere che prima dell'estate del 1859 essi ebbero mai avuto qualche probabilità di affermarsi. Inoltre l'imperatore respinse categoricamente ogni Me/a di una decisiva svolta politica in tale direzione. Forse aveva anche ragione perchè non è detto che tale svolta avrebbe finalmente creato la nazione austriaca, che essa avrebbe preparato FAustria ad affrontare meglio eventuali guerre col Piemonte o ribellioni inteme. Anzi, probabilmente una tale svolta sarebbe risultata controproduttiva, promovendo involontariamente non soltanto il sentimento nazionale italiano.
Tutti conosciamo il famoso detto di Massimo d'Azeglio: Ora che l'Italia è fatta bisogna fare gli italiani! In un certo senso questa massima vale anche per l'Austria. Ma c'è una importante differenza: Vienna non riuscì mai a fare di questa agglomerazione di province uno stato. Ad un primo tentativo fallito sotto Giuseppe II seguì la proclamazione dell'impero austriaco nel 1804 che però rimase in gran parte sulla carta. Il terzo e ultimo tentativo riguarda proprio l'esperimento neoassolutista, naufragato subito dopo la disfatta del 1859. Alcuni mesi dopo fu deplorato che Vienna, in assenza di qualsiasi idea pratica su come governare il Lombardo-Veneto, invece di fare politica da quarantanni si sarebbe accontentata di amministrarlo, coll'effetto di provocare tra la popolazione una continua e crescente alienazione, tanto da non possedervi più nessun amico, per non parlare di un vero e proprio partito .14>
L'autore di queste righe fa un certo Conte Alberto Crivelli. Egli era, dunque, di origine italiana, meglio lombarda. Ma era nato a Vienna è si considerò austriaco. Non per caso aveva servito questo paese come diplomatico. Forse ebbe ragione a ragionare in modo così pessimista, ma forse ebbe altrettanta ragione un altro personaggio, anch'esso austriaco e non per ultimo anch'esso critico nei confronti della politica del suo governo, Franz Schuselka. Già nel 1847, in un libro che suscitò molte polemiche e la cui vendita fu vietato nell'impero asburgico egli negò l'esistenza: :sia di uno
'*) Conte Alberto Crivelli al ministro-presidente conte Johann B. Reehberg und Ro-thcnlòwcn, Madrid, 23 ottobre 1858, in HHStA, AM, PA. I, carteggio Reehberg, cri. 526, f. Spaniel fol. 2 e 7.