Rassegna storica del Risorgimento

Risorgimento. Storiografia
anno <2001>   pagina <94>
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Gabriele B. Clemens
appartenenti alle società pensavano chiaramente alla storia della loro città (Comune), dei dintorni e della regione. Per i torinesi il riferimento era il territori- sottoposto al domìnio della casa sabauda, per i napoletani il Regno delle Due Sicilie, per la società di Dresda il Regno di Sassonia. Questi storici non hanno scritto una storia nazionale; ciò avvenne fuori dalle società. Tuttavia, essi hanno ribadito a profusione quanto importante fosse la propria storia per la tpia complessiva rispettivamente dell'Italia e della Germania. Spesso si arrivò a identificare la storia regionale con quella cosiddetta nazionale. La dimensione territoriale dei loro studi si limitava quindi sull'oggetto scelto sui generis.
Se la propria storia locale è così fondamentale per tutta la nazione. IQJB gicamente quella del comune vicino non può esserlo. L'esigenza, per noi oggi difficilmente comprensibile, di esporre trionfalmente la propÉt supe­riorità, provoca concorrenza, dispute sul rango e suscettibilità a non finire. Le società di storia patria si concentravano su quelle epoche in cui la pro­pria città o la propria regione aveva svolto un ruolo preminente. Così i genovesi studiavano soprattutto la storia della loro potente repubblica di navigatori, creando e curando in questo contesto il mito del genovese mercante e il ligure navigatore.50) In Sassonia ci si occupava preferibilmen­te di Augusto il Forte; a Berlino la società visitava regolarmente, durante le sue escursioni estive, i diversi castelli e le tombe degli Hohenzollern, per approfondire e rafforzare visualmente tutto ciò che era stato detto nelle conferenze invernali sui monarchi e i loro familiari più stretti.51)
Le società costruivano l'identità locale non solo attraverso lo studio dei periodi centrali di più grande potenza e prestigio, ma anche raccontando, festeggiando e mitizzando le grandi gesta di importanti personalità, in fondo sempre di uomini. Ai farabutti che come II Moro a Milano avevano provocato la rovina del Comune si faceva il processo. Tutte le società bada­vano ai loro eroi locali che nell'Ottocento venivano in ogni caso, utilizzati per creare consenso nelle comunità politico-culturali. Basti menzionare, qui, i soli Gian Galeazzo Visconti e Francesco Sforza per Milano,52) Andrea Doria e Cristoforo Colombo per Genova, mentre nelle società tedesche occupavano tale posizione i sovrani prediletti o alcuni rappresentanti eccel-
sty Sottolinea tale ftìlcco d'interesse in particolare il primo presidente Vincenzo Mar­chese, il quale esorta nel suo discorso inaugurale i soci di scrivere la storia commerciale di Genova; Atti della Jócjetà Ligure di Storia Papfe, .a. 1 (1858), p. UH. Sulla problematica di questo mito E. GRENDÌ,iSmHa df., p. 22.
J MiiteMiiìigen des Vìreìns ftir die Geschicht Berlins, a. 8 (1884), p. 81.
52> I milanesi bandirono addirittura un concorso per la ricerca su Francesco Sforza; Relazione sul Concorso per una monografìa intorno.* a Francesco 1 Sfonyt, Archivio Storico "Lombardo, a, 4 (1877), pp. 975 segg.