Rassegna storica del Risorgimento
Risorgimento. Storiografia
anno
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2001
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pagina
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98
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98 Thies Schuty
il saggio Varia fortuna di Dante, in cui Cario Dionisotti ha già studiato alcuni aspetti particolari della problematica qui trattata.)
I motivi per cui le élites liberali avevano scelto proprio Dante come figura simbolica nazionale (e solo in misura molto minore ad esempio Petrarca), sono molteplici; in gran parte essi dipendono, però, dalla situazione politica della penisola italiana nella prima metà dell'Ottocento. La biografia di Dante in particolare, alla quale tanti intellettuali italiani dallo storico napoletano Carlo Troya fino a Cesare Cantù hanno dedicato saggi e libri, offrì agli eruditi del Risorgimento molteplici punti di riferimento.3) Lo scrittore Ugo Foscolo e il professore di letteratura Gabriele Rossetti, entrambi esiliati a Londra per motivi politici, potevano identificarsi con il rifugiato Dante in base alle proprie esperienze.4) I moderati come Cesare Balbo vedevano in Dante, grazie alla sua appartenenza ai guelfi bianchi, il sostenitore di una linea politica conciliatrice che sempre avrebbe rifiutato ogni tendenza radicale.5) Il fatto che il poeta fiorentino, come priore, nel 1300 avesse espulso da Firenze i rappresentanti e dei guelfi neri e di quelli bianchi, gli valse per molti la fama di uomo al di sopra delle parti, un atteggiamento che fu interpretato come base della futura unità della nazione. Giuseppe Mazzini puntualizzò questo punto di vista così: Dante was neither a catholic nor a Guelf, nor a Ghibeline; he was a CHRISTIAN and an ITALIAN.6) La critica rivolta principalmente nella Monarchia al potere temporale del pontefice rendeva facile per molti intellettuali radical-democratici, sostenitori di un'unificazione nazionale senza il ruolo attivo della Chiesa cattolica, l'identificazione con il poeta. Alcuni rappresentanti del liberalismo cattolico sottolineavano, invece nelle opere di
2) C. DIONISOTTI, Varia fortuna di Dante, in Geografia e storia della letteratura italiana, a cura di C DIONISOTTI, Torino, 1967, pp. 255-303.
3) C. TROYA, Del veltro allegorico di Dante, in ID., Del veltro allegorico di Dante e altri saggi storici, a cura di C. PANIGADA, Bari, 1932, pp. 1-121; C. CANTÒ, Dante, in lo., Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù, voi. 1, Milano, 1873, pp. 1-60.
4) U. FOSCOLO, Discorso sul testo della Divina Commedia, in ID., Studi su Dante, a cura di G. DA POZZO, Firenze, 1979, pp. 147-573. G. ROSSETTI, Sullo spirito antipapale che produsse la riforma, e sulla segreta influenza ch'esercitò nella letteratura d'Europa, e specialmente d'Italia, come risulta da molti suoi classici, massime da Dante, Petrarca, Bocaccio, Bologna, 1974, prima edizione 1882.
5) C BALBO, Vita di Dante. Edizione consentita dall'autore, Firenze 1853, prima edizione 1839.
6> G. MAZZINI, Opere minori di Dante, in Scritti editi ed inediti, (voi. XXIX dell'Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Mazzini), Imola, 1919, p. 195. L'articolo fu pubblicato nell'aprile 1844 nella Foreign and Qjiarterly Wtview, Evidenziazioni nel testo originale.