Rassegna storica del Risorgimento

Risorgimento. Storiografia
anno <2001>   pagina <99>
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Dante nel Risorgimento
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Dante, la visione cattolica del mondo sulla quale avrebbe dovuto erigersi la nazione.7)
Un'immagine importante, che emergeva in molti trattati risorgimentali, poteva far superare questo contrasto (del resto soltanto di rado affiorato apertamente): Dante come fondatore della lingua e della civiltà italiana. Proprio questa concezione, fortemente realistica, si affermò sia nei ragiona­menti dei moderati che in quelli dei teorici radical-liberali. Di conseguenza come constata anche Dionisotti ai diversi indirizzi del liberalismo italiano non solo fu possibile scegliere Dante quale modello; i loro rappre­sentanti scoprivano inoltre l'esistenza di contenuti comuni nelle loro inter­pretazioni, atti a superare le differenze politiche.8)
Queste considerazioni (assai riduttive) rendono palese che, nel periodo pre-unitario, il culto di Dante corrispondeva a certe esigenze essenziali del movimento nazionale italiano. Resta da chiedersi se l'evoluzione politica, dopo la fondazione dello Stato nazionale italiano, avesse cambiato anche le aspettative politiche delle élites intellettuali in tema di simbologia nazio­nale. In ogni caso, dopo il 1870, la simbologia di Dante s'indeboli forte­mente rispetto ad altre simbologie nazionali.
Benché prima del 1860 le istituzioni statali avessero guardato con so­spetto l'attribuzione di intenzioni nazionali e rivoluzionarie a Dante, non si può parlare di un rigoroso rigetto del culto di Dante da parte loro. In particolare nella Toscana si offrivano alle élites borghesi vaste possibilità per diffondere il culto del Poeta, perché nel granducato esisteva già una tradi­zione locale, dalla quale il pattriotismo dantesco poteva prendere le mosse. La vicenda della costruzione del cenotafio per Dante, inaugurato nel 1830 a Santa Croce, evidenzia l'atteggiamento ambiguo, assunto dalle autori­tà statali nel Granducato di Toscana, di fronte a questo culto. L'iniziativa per il cenotafio, sviluppato nel 1821 in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte del poeta, partì da un gruppo di cittadini fiorentini. Il marchese Gino Capponi, che controllava i fondi finanziari del progetto, poteva contare sulle generose offerte dell'Imperatore d'Austria e del Gran­duca di Toscana, senza le quali l'erezione del monumento non sarebbe stata proprio possibile.9) Quando il cenotafio fu ultimato, sia il governo toscano
7) Vedi ad esempio V. GIOBERTI, Dei Primato morate e civile degli Italiani', a cura di U. REDANÒ, Edizione nazionale delle opere edite e inedite di Vincenzo Gioberti, voi. 3, Milano, 1938-39, pp. 139 segg.; pp. 166-171.
) Vedi C DIONISOTTI, Fortuna cit, p. 278.
Nota dei soggetti che hanno concorso alla spesa per l'erezione del monumento di Dante nella Chiesa di S. Croce di Firenze, in M. MISSIRINI, Dette memorie di Dante in Firenze e della gratitudine de' Fiorentini verso il divino poeta, Firenze, 1830, p. 31.