Rassegna storica del Risorgimento

Risorgimento. Storiografia
anno <2001>   pagina <100>
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che il movimento nazionale potevano farvi riferimento. Un molo importan­te ebbe in questo contesto la figura che lo scultore Stefano Ricci pose al lato destra di Dante e che il costruttore, nel primo invito alla sottoscrizione, aveva presentato come allegoria della Toscana. Nell'opuscolo, pubblicato da Melchiorre Missioni nel 1830 in occasione dell'inaugurazione del monumen­to si parlava, invece, di un'allegoria dell'Italia; il riferimento all'Italia passò in quanto l'ufficio di censura aveva voluto aggiungere solo un accenno alla lealtà verso il Granduca.10)
Questa vicenda si spiega forse considerando il rapporto particolare tra la Toscana e Dante, ma troviamo analoghi atteggiamenti anche nel Regno delle Due Sicilie. Qui lo Stato non promosse la costruzione di un monu­mento, ma di un'Accademia letteraria, fondata nel 1846. Che la Società Dantesca di Napoli venisse proibita subito dopo, senza aver visto neanche un incontro dei suoi membri, evidenzia la posizione equivoca delle autorità statali di fronte a un'organizzazione di studi danteschi. In Italia, già diversi decenni prima, alcuni carbonati avevano studiato profondamente le opere di Dante. Tanto bastava al ministro della polizia per proibire la Società Dante­sca', egli, infatti, riteneva che il presidente della società, nominato dal mini­stero dell'Interno, fosse una persona sospetta per motivi politici.11) Nello Stato pontificio la posizione ufficiale verso il Poeta fiorentino era altrettanto ambigua. Nel 1821, un'accademia letteraria organizzò, nei pressi di Roma, una festa commemorativa relativamente modesta, in occasione del cinque­centesimo anniversario della morte del poeta.12) Alcuni anni più tardi, in seguito ai rivolgimenti politici, l'atteggiamento delle autorità statali verso il culto di Dante cambiò. Dopo il 1860, i consiglieri pontefici si chiesero se le opere del poeta fiorentino non dovessero essere messe all'indice. In effetti vi fu il pericolo che Dante venisse utilizzato per obbiettivi politici invisi. Ad Ascoli Piceno, ad esempio, si formò, nel 1855, un gruppo (benché piccolo e relativamente innocuo) che si pose come compito di rafforzare la coscienza nazionale della popolazione mediante la diffusione dell'opera dantesca. Dopo breve tempo i membri di quest'associazione furono arrestati e con­dannati, per fellonia, a lunghe reclusioni,13) Ciononostante le autorità statali
l0> M. MISURINI, Memorie cir., p. 25. ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE, (da ora ASF), Censura, b. 16, nà 339 e 5611.,
> M. I-ANNI, Sant'Elia sul Rapido, Napoli, 1873, p. 117.
* I* BIONDI, Onori parentali a Dante, nel compiere dell'anno cinauecentesimo dopo la morte dì lui, in Giornale Arcadico di sciente, lettere ed arti, voi. XXXIII (settembre 1821), pp. 36,9-387.
,3)B. FiCCADENTI, L'Apostolato dantesco, in Rassegna storica del Risorgimento a. LXXTV (1987), IV, pp. 441-476.