Rassegna storica del Risorgimento

Risorgimento. Storiografia
anno <2001>   pagina <105>
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Dante nei Risorgimento 105
linguistica di Dante aveva perduto terreno. Altri furono, dunque, i motivi decisivi per. la fine di Dante come simbolo nazionale. Il primo è l'ostilità dell'Italia cattolica verso una concezione che faceva del poeta fiorentino un pioniere anticlericale del nuovo Stato. La Chiesa, che già nel 1865 aveva preso posizione contro le celebrazioni di Dante, tentava più tardi di inter­pretare le sue opere sulla base della religione cattolica.26)
Il secondo motivo è che negli anni dopo il 1870 l'interesse scientifico per Dante acquistò inaspettato vigore. Successivamente vennero assegnate cattedre universitarie a persone che avrebbero influenzato la ricerca su Dante per molto tempo: Guido Mazzoni, Pio Rajna e Michele Barbi, infatti, iniziarono le loro carriere negli ultimi decenni dell'Ottocento. Benché la nuova generazione di studiosi non mettesse sistematicamente in dubbio l'immagine di Dante quale poeta nazionale, anzi in parte la riprendesse, il loro lavoro contribuì a dare crescente priorità, nella ricerca, a questioni poste dalla critica dei testi, dalle scienze storiche e da quelle letterarie. Con la Società Dantesca Italiana nacque a Firenze, nel 1888, un'organizzazione centrale per la ricerca scientifica sul Poeta.27)
Infine, mi pare importante, nel contesto della crisi del simbolo nazio­nale di Dante, di accennare alle trasformazioni avvenute, dopo la fondazi* ne dello Stato, nel sistema semantico dei simboli nazionali. Con figure quali Vittorio Emanuele II, Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, e con alcuni avvenimenti come la presa di Roma del 20 settembre,, le élites sociali italiane disponevano di possibilità ben più concrete per evocare il destino comune degli Italiani. Quali spostamenti all'interno del sistema della simbologia nazionale ne siano conseguiti, resta ancora da analizzare più da vicino. È però evidente che la recezione di Mazzini come emigrante politico, e di Vittorio Emanuele II come padre della patria , ha avuto inizio proprio nel momento in cui sparivano dai trattati l'esilio politico di Dante e il suo ruolo di profeta per lo Stato nazionale.
Per prevenire ogni malinteso: il mito di Dante non spari affatto dalla coscienza pubblica negli ultimi decenni dell'Ottocento. La concezione, che
2 Ciò non significa che l'opposizione della Chiesa avesse necessariamente indebolito la concezione di Dante come poeta nazionale. Tuttavia, partì essenziali dell'opera di Dante offrivano agli studiosi cattolici i cui lavori certamente non erano esentì di esagera­zioni parecchi materiali per attribuire al poeta, in modo plausibile, una concezione cristiana del mondo. Vedi tra l'altro le opere IL RQ3È5LU, // poeta cattolicp ossìa Dante yìligbkrì. Considerazioni del Con. Litigi Roteili, Perugia, 1865; G. POLETTO, Di ciò che in Dante si studia mate é. di dà che iti Dante non si stadia punto. Discorso letto alia Pontificia Accademia di Retinone Cattolica (il dì 7 Giugno 1-8-9 Padova, 1894.
*9 A. VALLONE* Storia della critica dantesca dal XIV al XX secolo, voi 2, Padova, 1981, pp. 845-922.