Rassegna storica del Risorgimento

Risorgimento. Storiografia
anno <2001>   pagina <112>
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Wolfgang Krogel
rivolgimenti risorgimentali riguardano le minoranze confessionali, in molti casi, in modo molto immediato e diretto. Le trasformazioni politiche provo­cano, inoltre, dei cambiamenti profondi nei rapporti diplomatici. Fino allora però le comunità protestanti, confessionalmente oppresse, avevano potuto svilupparsi nelle zone protette della diplomazia. Nella fase di fondazione di molte comunità straniere, la nazionalità ebbe un ruolo subordinato. La nazio­nalizzazione, all'interno delle comunità, avviene solo dalla metà circa del XIX secolo. Le comunità evangeliche di Milano, Firenze e Napoli furono comunità franco-tedesche che, di fronte al dominio opprimente del clero cattolico in ambito religioso, cercavano una base comune nel protestantesimo. T tentarvi delle componenti tedescofone di tali comunità, di congiungersi in modo più stretto alle chiese in Germania, non hanno trovato appoggio da questa parte. Presso lo Stato prussiano, il protettore più grande della diaspora protestante all'estero, prevaleva infatti l'intenzione di non ferire i sentimenti di autonomia delle comunità.
Soprattutto i pastori, inviati dalla Germania, tentarono continuamente di sottolineare l'orientamento tedesco-nazionale delle comunità ecclesiastiche. I sentimenti dei membri della comunità, confermati anche dall'azione relativa­mente autonoma dei presbiteri, si distinguevano in campo confessionale per il distanziarsi dal mondo circostante; in campo culturale, per il rispetto delle altre comunità linguistiche, e in campo politico, per il senso di appartenenza più regionale che nazionale. Le comunità straniere protestanti, peraltro, manten­nero strette relazioni con i valdesi e con le unioni libere di cristiani evangelici in Italia, allo scopo di intraprendere l'evangelizzazione biblica. Gli interessi di protestanti stranieri e italiani confluirono, nella fase acuta del Risorgimento, nell'anticattolicesimo, e nella lotta dei cristiani riformati italiani per il ricono­scimento della parità come comunità religiosa.
Con la graduale estensione del Regno d'Italia a tutta la penisola cambiò la situazione delle minoranze religiose, perché s'accrebbe al contempo lo spazio giuridico per la fondazione e l'azione delle comunità. Nella stessa misura in cui aumentava la libertà delle comunità, lo Stato prussiano le estrometteva dallo spazio protettivo delle legazioni. A sua volta, tale processo ebbe conse­guenze per la compattezza interna delle comunità: spinte dai pastori, alcuni settori della comunità cercarono, sulla base di argomenti tedesco-nazionali, un collegamento più stretto alle chiese in patria, mentre altri gruppi s'adope­rarono per un rafforzamento all'interno del sistema giuridico italiano, per consolidare la loro attività sulla base delle nuove condizioni politiche, createsi tra il 1848: e: il 1870. Ne seguirono per le comunità contrasti interni, perfino spaccature. Alla fine si affermò la linea di mantenere le comunità evangeliche relativamente autonome, sorrette, nella forma di comunità della diaspora, attraverso associazioni di sostegno come ad esempio il Gustav-Adolf-Verein.