Rassegna storica del Risorgimento

Risorgimento. Storiografia
anno <2001>   pagina <114>
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termini: Non seppero compire l'indipendenza; allettati dall'opera pi imme­diatamente piacevole, di compire ed esagerare la libertà interna. Secondo Balbo proprio in questa errata collocazione delle priorità bisognava cercare il motivo per il quale le città, nonostante il loro dominio IJiÉÉl, non diven­nero repubbliche indipendenti, ma rimasero comuni, la cui storia fu scritta dalle mutevoli dipendenze, così come accadde per l'Italia intera. Còme ele­mento integrante della struttura di dominio feudale avrebbero potuto avere la loro parte nel dominio straniero delle potenze del regno tedesco e quindi anche nella sottomissione dell'Italia. Nella veste della rappresentazione storica Balbo si espresse per il rinvio delle questioni concernenti la costituzione ed i diritti di partecipazione: esse vennero contraddistinte dal termine libertà .
Delle questioni della partecipazione politica si era occupato l'autore del­l'opera fino ad allora più esauriente sulla storia delle città-repubbliche italiane: Simonde de Sismondi. Tuttavia Balbo criticò Sismondi non solo per questo ma anche per il suo antiguelfìsmo , per la sua posizione antipapale rispetto alla storia d'Italia nutrita dallo spirito dell'Illuminismo: Republicano egli, amator di sua propria patria, amator della sua patria antica, non poteva pren­dere pe' Ghibellini. Ma anticattolico per religione, ed appartenente per età alla scuola filosofica del secolo scorso, era naturalmente antipapalino, epperciò antiguelfo. Niuno storico d'Italia sarà buono mai, se non è guelfo . Da rappresentante del neoguelfismo Balbo non solo si schierò contro gli iUuministi, ma anche contro i liberali: Anche questo fu un grosso e risibile inganno, quando i liberali nostri contemporanei si rimisero a cantare in versi e in prosa la beatitudine delle repubbliche nostre del medio evo .
Balbo, che dalla storiografìa stessa viene inquadrato nell'aristocrazia libe­rale dell'Italia settentrionale, si discosta in questo dai repubblicani liberal-democratici come Carlo Cattaneo, che durante i moti rivoluzionari di Milano svolse un ruolo molto importante. Ma come venne giudicata da altri questa storiografia politica di Balbo? Cesare Balbo, che secondo le proprie indicazioni poteva ricondurre la storia della sua famiglia fino alla battaglia di Legnano (1176), si rivolse nel 1830 al famoso storico Carlo Troya a Napoli con la preghiera di recensire il suo libro appena pubblicato, Stona d'Italia sotto ai barbari. Balbo aveva accolto le tesi degli ultimi tedeschi, soprattutto Sa-vigny, Eichhorn, Leo, Voigt, Raumer e Luden: rappresentanti della scuola storica giuridica, YHistorischen Kechtsscbuk. Balbo raccolse tutta una serie di argomenti comuni per sostenere la cosiddetta tesi di latinità. Troya invece era dell'avviso che i comuni italiani fossero tutti delle fondazioni ex-novo dopo l'anno 1000. A quell'epoca non esisteva quindi più alcun cittadino romano. Troya mise in pericolo con la sua critica l'utilizzo politico della tesi di Savigny. Tuttavia, egli non fu un avversario del Risorgimento. La sua resistenza contro l'occupazione francese dopo la fallita rivoluzione di Napoli gli aveva valso pur